Fanny Raponi _ Monili

“Anticipando i concetti di recupero, in un inverso processo che prevede la decostruzione significante oltre che formale della materia, Fanny nobilita oggetti ancora in uso e con una propria funzionalità, ricavandone preziosi monili.
Il metallo che predilige è l’argento lucido e splendente, così si presenta prima di subire le modificazioni estreme a cui lei lo sottopone: esso viene martellato, piegato, deformato, trattato con la fiamma perché assuma un aspetto perlaceo.
Partendo da un qualunque prodotto d’argenteria, sia esso un vassoio, una ciotola, una coppa oppure un piatto, Fanny inventa i suoi gioielli che sembrano nell’aspetto e nella forma creazioni della natura.
Con la stessa forza e casualità degli agenti atmosferici o delle onde e correnti marine, ella agisce sulla materia, ammaccandola, levigandola e piegandola, prima di darle una forma razionale, e trasformarla in anelli, bracciali, collane, dal retaggio primitivo e naturale.
L’argento si fa latteo ed opaco, e benché la lavorazione sia impegnativa, la resa risulta talmente leggera da restituire visivamente l’impressione di un metallo tenero, nonché sottilissimo, pur mantenendo la sua caratteristica resistenza.
L’intervento sul metallo è preciso, meticoloso e raffinato, tanto che Fanny arriva alla creazione di gioielli che somigliano a veri e propri ricami attraverso la foratura dell’argento, inoltre ella non priva completamente l’oggetto del suo passato, ma ne recupera la parte più nobile, quella decorativa, che si manifesta sbiadita sui monili come un’antica scrittura.
Al pari della storia che si arricchisce di avvenimenti, i suoi oggetti preziosi costruiscono, strato dopo strato, sopra il passato le mutazioni del presente, ma il concetto che Fanny vuole esprimere, attraverso la trasformazione degli oggetti, si attua in quel mutamento del reale, che supera le distinzioni tra passato e presente, per fonderle in un tempo che li comprenda contemporaneamente.
La prima azione, quella del recupero, si approfondisce in un secondo atto di decostruzione sistematica di prodotti dalle infinite forme generalizzate, che perdendo il loro aspetto stereotipato ne assumono uno del tutto nuovo, unico e originale.
Complessità della lavorazione, originalità della forma, descrivono l’atto dell’intuizione-espressione a cui non ci è dato di partecipare, poiché è chiaramente, un momento intimo e segreto tra l’autore e l’opera, ma che ci è possibile riconoscere attraverso un atto che avviene nella nostra coscienza e ci permette inoltre di distinguere tra originalità e genialità.” Testo di Giulia di Trinca

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Fanny Raponi, Fannycontrasto, laureata nel 2006 in Industrial Design al Politecnico di Milano.
Discende da una famiglia di orafi da tre generazioni e dal 1998 ha iniziato a coltivare questa eredità con grande passione.
Dal 2004 ha iniziato l’attività di designer free-lance con progetti di comunicazione, sviluppo del prodotto e gioielli per piccole imprese milanesi e per la propria collezione. Spesso vive a Milano.

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