Venanzio Arquilla ha partecipato sabato 19 Novembre 2011 ad un interessante incontro, Autoproduzione e nuove imprese: come si trasforma il mondo del design, coordinato da Valentina Croci, svoltosi nell’ambito della manifestazione OpenDesignitalia, dove ha presentato DesignHUB ed il progetto DEA Design e Artigianato per il Trentino, inteso come processo che abilita ad una nuova relazione tra imprese (MPMI e imprese artigiane) italiane e giovani designer.
Un processo che deriva da una sperimentazione ultra decennale in vari territori italiani e che ora, in Trentino, è diventato un servizio stabile per le imprese, grazie all’impegno della Provincia di Trento, di CEii Trentino, di Trentino Sviluppo e del dipartimento INDACO del Politecnico di Milano.

Per una efficace sintesi dell’incontro si può fare riferimento all’articolo scritto da Stefano Micelli che ha partecipato al dibattito presentando il suo nuovo testo Futuro Artigiano (), fornendo importantissimi stimoli ripresi nella discussione.

Oltre a Stefano Micelli erano presenti anche:

Alessandro Molinari – coideatore di Garage Design (http://www.garagedesign.it/)
Marco Bocola – cofondatore di Vectorealism (http://www.vectorealism.com/)
Massimiliano Adami – designer e autoproduttore (http://www.designerblog.it/post/640/designer-italiani-massimiliano-adami)

Ognuno di loro ha presentato un aspetto dell’autoproduzione.
Principale output dell’incontro è stato una nuova consapevolezza sul tema e la necessità di individuare una visione “italiana” non stereotipata che riesca a far convergere gli interessi dei singoli autoproduttori con le competenze e le opportunità offerte dalla miriade di MPMI e imprese artigiane che hanno rappresentato la ricchezza del nostro tessuto produttivo e che oggi, reinserite in circuiti creativi positivi, possono riprendersi il loro spazio aprendo la strada a tanti giovani e validi designer.
Questo può costituire senza dubbio un collegamento con il mercato e con il mondo reale uscendo dalla visione dell’autoproduzione come mercato di nicchia o di fenomeno culturale.
Come veniva segnalato anche dal pubblico è forse necessario, oltre che ripensare le forme della produzione, ripensare anche le forme ed i modi della distribuzione e chissà che in questo noi italiani, forti delle esperienze sul food (gas – gruppi di acquisto solidale e social community legate al cibo KM0), non possiamo contribuire alla definizione di nuovi paradigmi?

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