“Che ne sarà di mio figlio autistico quando non sarò più al suo fianco”

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Questo è il dubbio che assilla il giornalista Gianluca Nicoletti che, dopo il successo del romanzo “Una notte ho sognato che parlavi”, torna ad appassionare i lettori con un nuovo libro.

“Alla fine qualcosa ci inventeremo”racconta le vicende, quotidiane e non, della difficile vita di suo figlio Tommy, attraversando temi importantissimi quali l’assistenza medica, la competenza – e l’incompetenza – degli esperti e soprattutto il “dopo di noi”.

La mancanza di sicurezze sul futuro assilla Nicoletti che, da padre, sente il bisogno di progettare, di trovare un’idea per assicurare a Tommy delle certezze, le basi per una vita autonoma al di fuori delle mura domestiche.

Dal sogno all’invenzione: Gianluca Nicoletti torna a raccontare l’autismo, come genitore e come giornalista, compiendo un passo significativo già nel titolo. Dopo “Una notte ho sognato che parlavi”, infatti, è uscito in libreria, sempre per Mondadori, “Alla fine qualcosa ci inventeremo”: la fantasia di un padre che sogna lascia il posto alla progettualità di chi vuole costruire qualcosa di nuovo, qualcosa che non c’è, o che è avvolto da un’incertezza che preoccupa e riempie di ansia. Ansia e preoccupazione, sì, perché non trova una risposta, per il momento, l’interrogativo che fa da sottotitolo al libro: “Che ne sarà di mio figlio autistico quando non sarò più al suo fianco”. La domanda delle domande, per ogni genitore che abbia a che fare con la disabilità di un figlio: immaginare, o meglio”inventare” una risposta a questa, è la sfida che Nicoletti raccoglie nelle duecento pagine del suo libro.

Recensione del libro :  www.redattoresociale.it

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