Sin dai tempi più antichi l’arte veniva usata come elemento di cura. Dallo sciamano che scolpiva immagini con poteri guaritori e salvifici, al rinascimento, dove l’artista romantico trova nell’arte la possibilità di comunicare il proprio stato d’animo. Dal 1800, con l’inizio più approfondito dello studio di materie psichiatriche l’arte inizia ad essere usata anche come cura, o meglio, come mezzo per permettere al paziente di esprimere il proprio inconscio. Questo metodo prese presto piede in tutta Europa e in seguito in America, diventando sempre più preciso ed accurato con il passare degli anni.

Oggi il campo di intervento dell’Arte-Terapia è diviso in 3 aree principali:

1_ area educativa: mirata ad aiutare percorsi didattici formativi.

2_ area riabilitativa: in supporto a strategie di riabilitazione nei confronti di casi specifici.

3_ area psicoterapica: nei contesti della clinica dei disturbi e delle patologie psichiatriche.

È stato dimostrato l’arte terapia ha effetto principalmente su quattro entrate: motoria, emotiva, affettiva e cognitiva. Con infiniti benefici da parte del paziente a livello di sviluppo delle dinamiche psicomotorie, posturali e di coordinazione, permette attivare tutto il sistema sensoriale e dell’equilibrio, permette di rispondere emotivamente a stimoli che sarebbero altrimenti troppo intensi e attutire risposte psicomotorie ripetitive e coatte, incrementa inoltre la partecipazione affettiva verso di sé, come autostima e autosoddisfazione, e verso gli altri, come rispetto generosità e gratitudine.

A testimonianza dei benefici che può offrire l’arte terapia su un individuo, e tanto più su un individuo soggetto a ADS (Autism Spectrum Disorder) viene presentato un caso clinico, il “Caso di Ale”.

Ale è un bambino di dodici anni che già da quando aveva pochi mesi ha iniziato a sviluppare anomalie comportamentali. All’età di otto mesi ha iniziato a frequentare l’asilo-nido ma solo all’età di un anno ha iniziato a partale, mentre a camminare ancora più tardi. A diciotto mesi presenta crisi notturne di pianto e urla che si ripercuotono con inquietudine nel giorno seguente. A due anni e mezzo il bambino comincia a perdere diverse abilità che aveva precedentemente acquisito. All’età di tre anni dopo essere entrato alla scuola materna inizia delle visite psichiatriche nelle quali viene osservato “compromissione qualitativa della interazione sociale e dell’espressione mimica, della postura e dei gesti; un’incapacità a condividere gioie e/o interessi; impossibilità di elaborare il gioco simbolico ed immaginativo oltre che mancanza totale di linguaggio”. Dopo molte visite da psicologi e psichiatri ad Ale viene diagnosticato “Disturbo generalizzato dello sviluppo con accentuate note autistiche”.

Ale inizia in seguito, tra altri rimedi, l’arte terapia. I disegni di un bimbo autistico testimoniano l’esistenza di un rifiuto totale di qualsiasi sentimento umano, giungendo a raffigurare figure di tipo arcaico legate ad un universo macabro e soprattutto il soggetto tende a ripetere in maniera compulsiva gli stessi schemi grafici. Inizialmente in Ale c’è un totale rifiuto della terapia e della terapeuta, con crisi di pianto e urla, dove lancia oggetti. Dopo appena un mese Alessandro è in grado di disegnare e riconoscere forme geometriche attraverso segni e colori. Seduta dopo seduta dimostra un interesse sempre maggiore, fino ad arrivare sorridente dal terapeuta portando con sé, a testimonianza della conquista cognitiva, i disegni della seduta precedente. Il bambino inizia a disegnare la figura umana, accettando gradualmente i componenti del viso. Il piccolo non si spaventa più di fronte al cambiamento. Viene introdotto dal terapeuta anche l’alfabeto, in primo luogo rifiutato da Ale, che chiude tutte le lettere in forme geometriche, e poi pian piano accettato e utilizzato.

In conclusione l’intera terapia si è dimostrata fondamentale per abbattere, almeno in parte, le barriere mentali di Alessandro, che ne è uscito rinforzato, con più autostima e meno spaventato dal mondo, in quanto più in grado di comunicare le proprie emozioni e i propri bisogni.

https://www.in-formazione-psicologia.com/daiana.pdf

1 commento

  • Cristina Bonfatti ha detto:

    Non sono molto d’accordo sul fatto che i disegni di un bambino autistico testimoniano l’esistenza di un rifiuto totale di qualsiasi sentimento umano giungendo a raffigurare figure di tipo arcaico legate ad un universo macabro e soprattutto il soggetto tende a ripetere in maniera compulsiva gli stessi schemi grafici.
    Probabilmente è successo a quel bambino ma mio figlio ha iniziato disegnando strumenti tecnologici delle persone… Il telefonino del nonno, la macchina fotografica dello zio…
    A 4 anni disegnò il pullman che arrivava all’asilo con tanti particolari compresa la signora che lo guidava, scrivendo la ditta e tutti i particolari che si potevano leggere. Non ha disegnato se stesso e sotto ha scritto… Ho paura del pullman. Autismo grave, non verbale ma scriveva perfettamente. Più avanti ha disegnato il pullman con altri compagni e dopo diversi anni, una volta superata la paura e salito sul pullman, ha disegnato se stesso.
    Sto studiando arteterapia dopo aver lasciato il lavoro da anni perché proprio attraverso i disegni e i lavori manuali fatti con me, ha iniziato a creare e realizzare qualcosa per i suoi compagni pur non relazionandosi spontaneamente con loro attraverso il gioco.

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