E’ convinzione comune credere che l’autismo rappresenti, per chi ne è affetto, una limitazione cognitiva e sociale, che inibisce la creatività del soggetto e che rende impossibile il suo interfacciarsi col prossimo. Per fortuna c’è chi mette in discussione tutto ciò.

In questo paper , pubblicato dal Khazar Journal of Humanities and Social Sciences, vengono raccontate le tesi del prof. Miguel Lopez Astorga riguardo il rapporto autismo-creatività. Alla base dell’articolo vi sta il concetto di neurodiversità, secondo cui gli autistici sono possessori di un stile di ragionamento differente da quello “comune” e non per forza di un deficit cognitivo.

Allo stesso modo viene affrontato lo spinoso tema della creatività delle persone affette da DSA, vero fulcro del paper.
Analizzando vari esperimenti, Astorga spiega come la creatività così normalmente intesa dalla Psicologia sia “diversa” da quella espressa dai soggetti studiati. Fin da bambini, il loro particolare processo cognitivo, caratterizzato da ossessione per i dettagli, ripetitività e scrupolosità, trova grandi sbocchi in campo artistico. Tant’è che il modo di pensare dei “pazienti” viene associato a quello di alcuni grandi nomi dell’arte postmoderna.

Viene anche suggerito come questa loro naturale minuziosità possa essere di grande aiuto nello svolgimento di alcuni aspetti delle professioni di stampo più scientifico.

Insomma, la chiave del discorso di Astorga è guardare gli effetti dell’autismo non più come menomazioni, ma come differenze; come caratteristiche peculiari che alcuni individui possono avere.

Questa presa di coscienza può portare la ricerca sul fenomeno Autismo a più di un passo avanti. Accentando chi ne è colpito come un semplice individuo con un modo di vedere le cose diverso dal normale, sarà possibile offrire loro un posto nella società congeniale alle loro potenzialità.

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