Le persone che soffrono di un disturbo autistico sono spesso in difficoltà ad esprimersi e a comunicare tramite il linguaggio non verbale, a condividere emozioni, interessi ed obbiettivi. Questo sviluppo anomalo nella sfera dell’interazione sociale e della comunicazione trova però un ostacolo in un differente tipo di linguaggio, un linguaggio di chiave universale: la musica.

La musica infatti può diventare una terapia capace di superare grandi ostacoli come quello della comunicazione interpersonale nei soggetti autistici.

La Musicoterapia è in grado di riconoscere e comprendere quello che un soggetto autistico non sarebbe altrimenti capace di esprimere. Questo è possibile grazie all’empatia che si crea con il terapeuta, grazie al “gioco” di improvvisazione musicale, dove si costruiscono momenti di ascolto reciproco e di comunicazione.

 

I parametri musicali come altezza, intensità, timbro e ritmo fanno parte di qualsiasi tipo di comunicazione umana, che sia musicale, verbale o non verbale; fanno parte di quelle abilità e competenze più primitive e basilari di ogni persona.

La musicoterapia consiste dunque nel gestire, organizzare e qualificare queste competenze innate che nel caso dell’autismo sono interrotte o limitate.

Partendo da queste competenze il musicoterapista lavora sull’aspetto sensoriale e motorio, cercando di creare uno scambio di informazioni, andando a creare una relazione terapeutica con il soggetto autistico portando a cambiamenti positivi nell’impegno emotivo e nella comunicazione sociale.

 

Lo studio di Megha Sharda  e dei suoi colleghi dell’ Università di Montréal , del 2018 ha esaminato gli effetti che la Musicoterapia ha sul cervello.

Sono stati messi a confronto bambini in età scolare con autismo, che hanno intrapreso un percorso di musicoterapia, rispetto ad altri che hanno intrapreso altri tipi di interventi non musicali.

Prima e dopo entrambi gli interventi, i ricercatori hanno valutato i comportamenti (come la comunicazione sociale, la comunicazione verbale e la qualità della vita familiare), e l’attività cerebrale utilizzando la risonanza magnetica , per misurare l’attività cerebrale mentre i bambini erano a riposo.

Mediante questi studi i ricercatori hanno misurato la connessione e la comunicazione tra le diverse aree del cervello.

I risultati suggeriscono che nell’autismo in alcuni casi le aree cerebrali sono “troppo” collegate, mentre in altri le connessioni tra le diverse aree cerebrali “non sono abbastanza forti”. Queste differenze di connettività sono ritenute parzialmente responsabili delle difficoltà di comunicazione verbale e sociale.

 

La parte interessante della ricerca è che è stato rilevato, nei bambini trattati con musicoterapia, che le connessioni cerebrali evidenziate con la risonanza magnetica, responsabili delle difficoltà dei soggetti autistici, hanno avuto un significativo miglioramento di connettività e quindi anche di miglioramenti comportamentali.

La Musicoterpia può migliorare la comunicazione sociale nei bambini in età scolare. Gli interventi musicali e la musicoterapia sono stati a lungo considerati come una terapia “alternativa”, e guardati con diffidenza dalla comunità scientifica. Questa ricerca sostiene l’intervento musicale come un modo promettente per migliorare la comunicazione sociale nell’autismo. Si spera che questo tipo di lavoro porti ad una maggiore disponibilità di musicoterapeuti e maggiori finanziamenti per la ricerca.

 

Sitografia:

https://www.portale-autismo.it/autismo-come-la-musicoterapia-influisce-sul-cervello/

 

https://www.musicaemente.it/2017/02/19/musicoterapia-e-autismo/

 

Crediti immagine:

https://upbility.it/blogs/news/musicoterapia-l-autismo-con-occhi-diversi

 

 

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