L’autismo e i DPS rappresentano patologie complesse, la cui evoluzione dipende anche dal tipo di interventi abilitativi attivati nell’infanzia e dalla messa in atto di specifiche metodologie che migliorano l’autonomia, la qualità della vita del soggetto e riducono i costi sociali ed economici. Oggi medici ed educatori hanno un’arma in più: la tecnologia.

Infatti, la tecnologia non solo stimola i soggetti autistici, ma rende possibile la monitorazione dei progressi e la loro condivisione tra il personale medico.

“T4a”, un progetto realizzato dal Csp, il centro di ricerca partecipato dalla Regione Piemonte che si occupa di innovazione nelle tecnologie informatiche. Gli esperti del suo W3lab hanno collaborato con i medici e gli psicologi del Casa (il Centro autismo e sindrome di Asperger) di Mondovì e con la Fondazione Asphi. E dal 2010 a oggi hanno sviluppato due piattaforme per i bambini autistici.

La prima si chiama “Touch for autism” e utilizza un tavolo multitouch, ossia un grande schermo che può essere usato scorrendoci sopra le dita. In ospedale i bambini autistici lo utilizzano per fare alcuni esercizi, come spostare le sagome delle stoviglie al posto giusto o come associare il nome di un animale alla sua figura. Il software tiene traccia di tutto e invia i dati a un database che può essere consultato via web dai medici e dalle famiglie per monitorare i progressi e per coordinarsi. Uno dei vantaggi è che la piattaforma è aperta, dunque chiunque può creare un’applicazione.

I tecnici hanno poi creato “Tools for autism”, un’applicazione per tablet che, da un lato mette i ragazzi con autismo di fronte a delle “storie sociali” (perché sapere in anticipo cosa succederà li aiuta a essere più sereni), dall’altro, spiega alcune azioni della vita quotidiana passo dopo passo, proprio perché l’autismo rende complicata anche l’operazione più banale.

«Il progetto risponde a due esigenze: rafforzare la comunicazione tra servizi sanitari, famiglia e scuola e offrire ai bambini degli strumenti più accattivanti», racconta Maurizio Arduino, il medico del Casa che ha seguito il progetto.

 

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