Autismo: le immagini per aiutare la comunicazione verbale (Gruppo 5)

Di 26 Settembre 2017Settembre 27th, 2017Conoscere l'autismo

 

“Molti bambini con autismo, una percentuale che varia tra il 20% e il 50%, non acquisiscono alcun tipo di linguaggio verbale. Un altro 25 % acquisisce alcune parole tra i 12 ed i 18 mesi e poi va incontro a una regressione associata alla perdita del linguaggio verbale” (R. MILITERNI, Neuropsichiatria infantile).

Come appurato da questi dati, il problema della comunicazione verbale è ben noto e fondamentale nella crescita di un individuo autistico. In questi soggetti è possibile che non ci sia neanche un tentativo di compensazione attraverso modalità alternative di comunicazione, come gesti o mimica; in altri casi il linguaggio verbale compare tardivamente verso i quattro-cinque anni. La difficoltà o impossibilità a strutturare una vera e propria comunicazione sono causate dal fatto che le parole e/o i gesti servono spesso solo ad ottenere quanto desiderato in quel momento, a soddisfare un bisogno immediato, oppure il contrario, ad allontanare o rifiutare qualcosa che in quel momento non è gradito e che causa disturbo nel bambino.

Il linguaggio in sé, inteso come le parole e termini utilizzati all’interno della comunicazione di un bambino autistico, difficilmente è collegato al contenuto del messaggio che si vorrebbe trasmettere, e può risultare bizzarro: questo perchè le parole, frasi e interazioni seguono differenti logiche: spesso i bambini ripetono ciò che è appena stato detto da altre persone, oppure che è stato detto a distanza di tempo, ma che difficilmente corrisponde a ciò che davvero vorrebbero comunicare. Viene seguita solitamente un’associazione tra le parole e concetti e sensazioni magari provate in passato, ad esempio associare il nome di un cibo gradito ad una sensazione di benessere. C’è anche la possibilità che questi individui tentino di comunicare con parole inesistenti. “ci sono da un lato soggetti che non hanno mai acquisito il linguaggio e non rispondono e non danno inizio ad alcuno scambio comunicativo, dall’altro soggetti che avviano continuamente conversazioni utilizzando un vocabolario ricco e formalmente appropriato, ma che non sono in grado di adeguare in modo flessibile la comunicazione al contesto interattivo, di mantenere la reciprocità e l’alternanza di turni nello scambio comunicativo e di interpretare correttamente tutti gli scambi comunicativi espressi dall’interlocutore” ( AJURIAGUERRA J. (DE), Manuale di psichiatria del bambino).

E’ pertanto quasi impossibile che l’individuo autistico acquisisca e utilizzi strutture sintattiche e grammaticali corrette e comunemente note: è necessario l’intervento di altre forme di comunicazione, quindi non verbali, che aiutino l’individuo a sviluppare e seguire, per quanto possibile, una logica e chiarezza nel linguaggio verbale.

Una di queste soluzioni può essere prevedere l’uso di ausili visivi. L’utilizzo di questi supporti (foto, oggetti, immagini, simboli) non deve essere pensato solo come alternativo al linguaggio verbale (altrimenti potrebbe risultare un’esclusione del linguaggio verbale in favore di altre forme di comunicazione) laddove quest’ultimo non sia emerso, ma come supporto al linguaggio verbale stesso, tanto da potere, in molti casi, determinarne la comparsa. La figura del logopedista, ad esempio, ha le competenze per attuare in questo campo delle soluzioni: l’uso della strategia denominata PECS (Picture Exchange Communication System) può risultare fondamentale per dare una logica e un sistema di riferimento alla comunicazione verbale. Tramite l’uso di immagini, disegni e fotografie, il logopedista aiuta a instaurare un rapporto tra il bambino e il significato e significante delle cose, grazie all’associazione di immagini tra di loro (allo scopo di costruire “categorie” di concetti comuni tra loro), tra immagini e parole (allo scopo di insegnare al bambino le giuste associazioni visive-verbali) e la reazione che dovrebbe, nell’ottica comune, scaturire il significato di una parola o immagine nelle persone (allo scopo di instaurare nel bambino i concetti di causa-effeto, giusto-sbagliato ecc.). Da qui nasce il tentativo di instaurare i giusti collegamenti tra parole e concetti decodificati in immagini e simboli, che poi verranno, per quanto possibile, “tradotti” in linguaggio verbale.

Il linguaggio per immagini non è certamente l’unico modo per contribuire al miglioramento della comunicazione verbale di un individuo autistico, ma è sicuramente un metodo immediato e chiaro soprattutto se applicato in età infantile, in quanto un bambino, attratto da immagini e colori, è proprio in questo momento che tende ad associarli a concetti, suoni e sensazioni.

 

Fonti:

logopedia-e-autismo

https://www.neuropsicomotricista.it/argomenti/409-tesi-di-laurea/intervento-nei-disturbi-dello-spettro-autistico-409/1422-promuovere-la-comunicazione-nei-bambini-autistici-non-verbali.html

http://www.corriere.it/salute/disabilita/13_marzo_05/app-bambini-autistici-comunicazione-immagini_c9da5446-8282-11e2-b4b6-da1dd6a709fc.shtml

http://www.asperger.it/?q=node/219

 

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