Equitazione e ASD (Gruppo 5)

Di 26 Settembre 2017Settembre 27th, 2017Conoscere l'autismo

“Il pensiero visivo mi ha permesso di capire moltissimo della mente animale. Perchè un animale è un pensatore che si basa sui sensi. Pensa per immagini. Pensa per suoni. Pensa per odori. Pensate a quante informazioni ci sono sull’idrante vicino a casa” (T.Grandin, TED 2014)

Uno degli aspetti più distintivi delle forme di autismo è la difficoltà nell’esprimere le emozioni e nel decodificare quelle altrui; questo contatto tra sè e l’altro può essere sostenuto e facilitato grazie ad alcuni strumenti che aiutano la persona autistica ad avvicinarsi al mondo e alle persone esterne.

Come dimostra una ricerca pubblicata nel 2016 sulla rivista “Autism” da un gruppo di ricercatori canadesi, i pricipali miglioramenti comportamentali derivavano dalla pratica di attività motorie differenti, ma soprattutto delle arti marziali e dell’equitazione. Lo studio prendeva in considerazione dei soggetti affetti da autismo di età compresa tra 1 e 16 anni impegnati in 5 tipi diversi di sport: la corsa, l’equitazione, le arti marziali, lo yoga e la danza. In generale le pricipali difficoltà notate risultavano connesse all’incapacità di mantenere livelli di attenzione costante adeguati per tutta la durata dell’attività.

In un altro studio condotto dalla psicologa e tecnico di equitazione Francesca Urcioli si evidenzia come il cavallo rappresenti “uno dei mezzi più efficaci e indicati poichè permette di stimolare la persona su più piani: da quello emotivo a quello sensoriale e affettivo sino a quello cognitivo e sociale; inoltre fornisce la possibilità di attenuare le difficoltà motorie che possono essere coinvolte”. Il cavallo inoltre non è un semplice mezzo passivo ma permette, grazie alle sue reazioni, di comprendere più facilmente lo stato d’animo del suo cavaliere. L’attività equestre favorisce anche un miglioramento generale “della percezione del proprio schema corporeo e sviluppa le capacità intellettive”, necessarie per rimanere all’interno del setting dell’attività.

L’ippoterapia ha come scopo principale l’instaurare un legame affettivo/relazionale con un altro essere vivente, il quale è già un fondamentale traguardo per un individuo affetto da autismo, e ciò potenzia la motivazione a instaurare questo tipo di rapporto anche con altri esseri viventi quali esseri umani, e di conseguenza a facilitare la comunicazione verbale.

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