Quest’ultima invenzione ha dato vita al progetto “Autism Glass Project”, cioè un programma dedicato alle persone con autismo, che negli USA raggiungono 1 milione di persone sotto i 10 anni, il quale prevede l’utilizzo dei Google Glass al fine di aiutare queste persone nella gestione e comprensione delle emozioni.

L’uso è semplice: nel momento in cui un bambino autistico indossa gli occhiali e si trova davanti una persona, i Google Glass lo aiuteranno a capire lo stato d’animo dell’interlocutore esaminando il volto della persona.

Il progetto è un ottimo approccio all’inclusione da parte delle persone con disabilità, in questo caso quelle affette da autismo; ancora una volta Google si distingue per il suo impegno sociale, spingendosi oltre: le famiglie possono comunicare con il proprio familiare affetto da autismo tramite i Google Glass e vedere ciò che lui vede, utilizzando gli occhiali come “remote controller”.

Come molti bambini autistici, Julian Brown ha difficoltà nel decifrare le emozioni sui volti altrui. Questo ragazzo di dieci anni adesso utilizza il programma di riconoscimento facciale istallato sugli occhiali Google Glass.

Julian fa parte del centinaio di bambini autistici che hanno partecipato allo studio dell’università di Stanford per capire se questo dispositivo è in grado di migliorare le loro capacità di riconoscere le espressioni facciali.

Al momento i Google Glass sono in fase di test: se l’esperimento andrà a buon fine potranno essere commercializzati. 

 

Fonti:

https://it.euronews.com/2016/07/19/autismo-ed-emozioni-a-stanford-si-sperimentano-i-google-glass

https://it.euronews.com/2016/07/19/autismo-ed-emozioni-a-stanford-si-sperimentano-i-google-glass

https://www.wired.it/gadget/accessori/2018/03/01/google-glass-nuova-versione/

 

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