Riassunto della trama

Rizwan Khan è un ragazzo musulmano, cresciuto con la madre alla periferia di Mumbai (India), affetto da sindrome di Asperger.

Alla morte della madre, per mantenere la promessa che le aveva fatto a proposito del formare una nuova famiglia, Khan decide di raggiungere il fratello in America, a San Francisco, si procura un lavoro in un’azienda di cosmetici. Proprio a San Francisco incontra Mandira, una ragazza di religione indù di cui si innamora e con cui si sposa. La vicenda viene stravolta dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, i quali causano indirettamente la morte del figlio dei due, vittima di pregiudizi razziali.

Mandira, credendo Rizwan in parte responsabile della tragedia, lo allontana, e alla sua richiesta di sapere cosa debba fare per farsi perdonare lei risponde sarcasticamente di andare a dire al presidente “il mio nome è khan e non sono un terrorista”.

Khan, data la sua incapacità di interpretare il sarcasmo parte per un lungo e tortuoso viaggio determinato nel voler incontrare il presidente.

Dopo diverse peripezie, tra cui l’essere arrestato con l’accusa di essere davvero un terrorista, il protagonista riesce a riappacificarsi con Mandira e ad incontrare finalmente il presidente, al quale fa arrivare il suo messaggio.

La rappresentazione dell’autismo in Rizwan

Nei comportamenti di Rizwan sono facili da riconoscere i principali tratti della sindrome di Asperger; Il protagonista, infatti, ci appare distaccato dal mondo che lo circonda in quanto non in grado di manifestare le proprie emozioni con facilità, inoltre, fin da subito, Rizwan sembra come una persona ingenua agli occhi degli altri personaggi per via della sua spiccata sincerità e incapacità totale di interpretare il sarcasmo o le iperboli che sono utilizzati nel linguaggio comune.

Questa inabilità di esprimersi come una persona comune non la vediamo solamente all’interno dei dialoghi, bensì viene ritratta anche attraverso la voce fuoricampo del protagonista, la quale accompagna il racconto del film attraverso ciò che Rizwan scrive sul suo diario; dopo aver letto uno studio sulla sindrome di Asperger, khan, si rende conto di essere in grado di esprimere meglio le proprie emozioni in maniera scritta piuttosto che orale e, per questo, comincia in un diario a raccontare a Mandira ciò che non riesce a raccontarle a voce.

 

Il protagonista inoltre è dotato di straordinarie capacità di problem solving grazie alle conoscenze meccaniche che il padre gli aveva trasmesso in gioventù e alle sue grandi doti mnemoniche. Sono evidenti le difficoltà di Rizwan di rapportarsi ad un ambiente completamente nuovo nel momento in cui, dopo la morte della madre, si trasferisce a San Francisco e, per via della sua ipersensibilità, viene sopraffatto dai rumori della città (per esempio il rumore del fermarsi del tram) cosi come dalla presenza del colore giallo che lo fanno entrare in uno stato di panico; successivamente nel film, per alleviare i sintomi della sua ipersensibilità, specialmente visiva, inizierà a guardare costantemente il mondo attraverso una telecamera (regalatagli dalla cognata) così da emulare lo schermo di una televisione.

 

Questo film fa sensibilizzazione in maniera molto efficace sugli argomenti sempre attuali della diversità e dell’inclusione, mostrando un personaggio vulnerabile ma determinato nella sua missione. La diversità non viene trattata solo attraverso la rappresentazione di un personaggio con vari disturbi dello spettro autistico, bensì anche attraverso i temi delicati del razzismo e del conflitto indù-musulmano nel primo periodo del post 11 settembre.

Articolo di Andrea Cazzola.

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