Io, Tu, Noi e il gioco. (Gruppo 4)

Di 10 Ottobre 2016Warm-up

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L’approccio al gioco, per i bambini affetti da autismo, è molto complesso e abbastanza diverso da quello di qualsiasi altro.
Ciò che un bambino “normale” può trovare divertente, emozionante, interessante può benissimo avere gli effetti opposti su di uno autistico, che ha una particolare sensibilità e un’interazione particolare con le cose che lo circondano.

Solitamente il gioco per una persona autistica è un percorso a tappe, proprio come imparare ad esprimersi e a rapportarsi col mondo, tant’è che potremmo definire tre stadi principali di interazione: una “sensoriale”, dove il rapporto è immediato con l’oggetto/gioco in questione; uno “esplorativo”, dove si passa all’utilizzo vero e proprio del gioco, capendo quali azioni funzionano e quali no; infine uno “simbolico” o immaginario, che si tratti dal gioco di ruolo fino all’utilizzo non convenzionale dello stesso oggetto in questione.

Ed è proprio per questo che, trattandosi di un percorso a tappe, molte persone affette da autismo non riescono ad avere un buon rapporto con il gioco, fondamentale per la crescita e l’interazione sociale, nel breve periodo.
Ma anzi, alcuni arrivano ad apprezzare questo tema solo da adulti, quando ormai sembra troppo tardi per iniziare a divertirsi e a relazionarsi con gli altri (soprattutto tra di loro).

Eppure c’è ancora qualcuno che si rimbocca le maniche e dedica le proprie conoscenze e il proprio tempo a questi due temi, cercando di coniugarli, credendo che per quanto difficile nulla sia impossibile, tantomeno aiutare chi ha più bisogno degli altri di essere capito e apprezzato.

Interfaccia esplicativa del gioco da tavolo.

Interfaccia esplicativa del gioco da tavolo.

Si tratta di Me, Myself and You (MMY), un gioco da tavolo sviluppato da Devika Patel, Claire Jacobson, e Nina Ligon che permette attraverso richieste o domande (espresse nelle carte da gioco) di divertirsi e interagire, appunto, sia con sé stessi che con gli altri, grazie a una divisione dei temi ludici in “Solo” (interazione con sé stessi), “Partner” (interazione con un compagno), “Team” e “Challenge” (interazione con tutti i giocatori presenti) seguendo proprio quella logica di tappe di cui abbiamo parlato.
I risultati degli studi compiuti sui ragazzi ormai maggiorenni affetti da autismo hanno portato il team di sviluppo a focalizzare l’attenzione sulla socializzazione come strumento di gioco, che permette ai giocatori sia di condividere le proprie passioni o esperienze con gli altri, e allo stesso tempo sentirne di altrui, apprendendo e imparando a comunicare tra di loro.

Interfaccia di gioco.

Interfaccia di gioco.

Il design di MMY ricorda molto quello di un Monopoly, o di un qualsiasi gioco in cui si avanzi tramite pedine, semplificato però da una precisa gamma di colori essenziali (non troppo sgargianti e accesi come il rosso, ma comunque invitanti e divertenti), forme geometriche precise e armoniche (come gli esagoni che compongono il percorso, o le pedine circolari) per aiutare l’incoraggiamento al gioco e la facile comprensione di questi giocatori dalla sensibilità particolare. Le carte si utilizzano ad ogni turno secondo le varie tappe ed i partner si scelgono attraverso una freccia girevole, che invita i giocatori ad interagire in maniera concreta e presente al gioco.

Una delle cose interessanti del progetto è la campagna di ricerca fondi che è partita per sostenere lo sviluppo del progetto e che tuttora continua, seguendo la logica di un processo in evoluzione che si avvale dei continui feedback degli utenti per l’ottimizzazione del prodotto in vista di un possibile utilizzo clinico in futuro.

Da piccoli ci insegnano che più cresceremo, più smetteremo di divertirci e giocare come bambini, e che bisogna comportarsi “da adulti” per entrare nella società.

Per fortuna c’è ancora qualcuno che, meravigliosamente, ci dimostra il contrario.

Fonti:

How To Help Autistic Kids With Play
A Board Game Designed To Help Autistic Adults Make Friends
Me, Myself & You

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