Alice Bassani, Gruppo 5

L’autismo e i problemi gastroenterici connessi

I disturbi dello spettro autistico definiscono un gruppo di disturbi del neurosviluppo tra cui il disturbo autistico, la sindrome di Asperger ed il disturbo pervasivo dello sviluppo. Questi hanno alla base fattori di rischio molteplici, riguardanti sia la genetica che i fattori ambientali.

Proprio in quest’ultimo ambito, a causa delle recenti scoperte in campo medico che vedono il cervello e l’intestino come strettamente collegati e influenzabili reciprocamente, i ricercatori si sono interrogati sulla possibile dipendenza del disturbo dello spettro autistico da sostanziali differenze batteriche intestinali, poiché già precedentemente si era notato come grandi percentuali di individui autistici soffrissero di disturbi gastrointestinali.

Successivamente, un numero crescente di ricerche ha valutato la possibilità di riequilibrare il microbiota intestinale con l’obiettivo di trattare l’autismo, per esempio utilizzando specifiche diete come quella chetogenica, nonché vitamine, prebiotici, probiotici e trapianti di microbiota.

Altri studi hanno provato ad analizzare i meccanismi molecolari alla base dell’asse microbiota-intestino-cervello. Nel complesso, i risultati ottenuti hanno suggerito che la rilevanza del microbiota nell’ASD è alla base proprio del suo sviluppo.

Correlazione tra apparato encefalico e gastrointestinale

Approfondimenti sul microbiota

Concentrando le ricerche sull’analisi di quest’ultimo, sono state individuate forti alterazioni batteriche nei soggetti autistici che sono alla base della sindrome dell’intestino permeabile. La rilevanza del microbiota nell’ASD infatti si osserva soprattutto nelle differenze batteriche fra individui neurotipici e non, poiché, attuando trapianti di microbiota, si è giunti a miglioramenti considerevoli nei tratti comportamentali e psicologici dell’autismo nei bambini.

Il microbiota è infatti l’insieme di un incredibile numero di batteri presente nel tratto intestinale, che instaura con il nostro organismo un rapporto reciproco di simbiosi mutualistica ed interviene nella nostra mobilità intestinale, nella sintesi di numerose sostanze, nella lotta agli agenti patogeni e nella maturazione del sistema immunitario.

Le recenti scoperte

Al fine di indagare ulteriormente su queste differenze, Yu Kang del Beijing Institute of Genomics, Juan Wang della Peking University e i loro colleghi hanno condotto analisi e visionato costantemente due campioni di bambini neurotipici e non, appartenenti alla stessa fascia di età, identificando notevoli differenze tra le due popolazioni batteriche intestinali, poiché ben 18 delle circa 200 specie batteriche differivano particolarmente nel loro valore numerico. Questa predominanza di batteri come Caloramator, Sarcina, Desulfovibrio e Clostridium, in particolare C. perfringens, può causare diverse infiammazioni ed il rilascio di sostanze nocive.

Il team di ricercatori ha inoltre osservato carenze in cinque pathway metabolici, di cui uno collegato ai processi di disintossicazione.

Poiché questi pathway sono tipicamente innescati da enzimi prodotti dai batteri intestinali, i ricercatori ipotizzano che le alterazioni del microbiota e l’incapacità di liberare il corpo dai composti nocivi provenienti dall’ambiente esterno potrebbero contribuire a una disfunzione mitocondriale nota per alterare il cervello e altri tessuti.

In particolare, alcuni batteri non invasivi sono in grado di secernere tossine che possono attraversare la barriera intestinale e riversarsi nel sangue raggiungendo organi distanti, tra cui il cervello, incidendo sul suo tessuto dopaminergico, dunque alterando le risposte immunitarie e favorendo uno stato pro-infiammatorio.

Le parole dei ricercatori

Nel seguente video, infatti, troviamo la dottoressa Francesca Lembo, ricercatrice dell’università Federico II di Napoli, che spiega nel dettaglio le analisi, gli strumenti e le tecniche utilizzati per risalire ed individuare quelle specie batteriche che affliggono bambini dai 2 ai 4 anni, età della stabilizzazione del microbiota e dunque del sistema immunitario. La dottoressa rimarca infatti il concetto secondo il quale una flora intestinale poco adeguata ci influenzi psicologicamente e lo stesso vale per una mente che può condizionare l’equilibrio enterico.

La ricercatrice Francesca Lembo

Continuare queste ricerche sembrerebbe dunque fondamentale al fine di aiutare a sviluppare terapie che ripristinano la disintossicazione microbica nelle persone con ASD, alleviandone i disturbi ad essa collegati e migliorandone i tratti comportamentali che ne derivano. Nel frattempo però, è consigliabile affrontare queste tematiche insieme ad uno specialista che possa proporre cure adeguate ed un’alimentazione personalizzata, tenendo conto sia dei microrganismi specifici che dell’ambiente che li accoglie.

 

Sitografia:

https://www.centrodimedicinabiologica.it/disturbo-dello-spettro-autistico-e-disbiosi-intestinale/

https://microbioma.it/neuroscienze/correlazione-autismo-microbiota-intestinale-gli-indizi-ci-sono-ma-servono-studi-piu-ampi/

https://microbioma.it/neuroscienze/autismo-e-intestino-nuovo-studio-conferma-il-legame-e-scopre-possibile-target-terapeutico/#:~:text=In%20passato%20%C3%A8%20stato%20dimostrato,comportamentali%20e%20psicologici%20nei%20bambini.

 

 

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