Il Disturbo dello Spettro Autistico è un disturbo del neuro sviluppo, caratterizzato da una compromissione dell’accrescimento delle capacità di comunicazione e interazione sociale e nell’area degli interessi e delle attività.

Questo può portare quindi ad un uso stereotipato dei movimenti e del linguaggio, ad una iper o ipo sensorialità o a una fissazione per interessi particolari in modo anormale per durata o intensità .

È dunque, fondamentale il coinvolgimento in attività differenti che favoriscano l’inclusione con i pari e che possano portare benefici a livello sintomatologico e comportamentale.

Lo sport, pur non essendo un’attività terapeutica, bensì ludico-ricreativa, può risultare complementare ai percorsi terapeutici, portando dunque progresso sul piano cognitivo, emotivo e sociale.

Con questi obbiettivi due psicologi, i dottori Giovanni Caputo e Giovanni Ippolito hanno elaborato il metodo della Terapia Multisistemica in Acqua (TMA).

La TMA utilizza l’acqua come attivatore emozionale, sensoriale e motorio, curando gli aspetti relazionali, emotivi e di integrazione sociale.,

“Multisistemica” perché la terapia interviene su diversi sistemi funzionali del bambino, o del soggetto autistico,  ossia sul sistema relazionale, cognitivo, comportamentale, emotivo, senso-motorio e motivazionale.

 

La terapia permette di entrare in contatto con bambini e di apprendere e modificare quindi i loro sistemi comportamentali disfunzionali.  Il tutto in un ambiente ludico, quale è quello delle piscine pubbliche.

I bambini con caratteristiche dello Spettro Autistico si approcciano con l’acqua come qualsiasi bambino, l’ambiente acquatico può provocare diverse reazioni: spaventare ed infastidire o provocare immediatamente forte interesse ed un profondo piacere.

Alcuni soggetti manifestano immediatamente un forte interesse per l’acqua, accompagnato da una minore percezione del rischio rispetto ai coetanei.

Infatti una volta dentro l’acqua potrebbero tentare subito di spostarsi autonomamente, noncuranti della difficoltà a stare a galla, complice è la necessità di evitare l’interazione con l’operatore che è accanto a lui.

Altri al contrario possono essere fortemente spaventati dall’ambiente acquatico, che appare del tutto diverso rispetto ai luoghi nei quali si svolge la propria vita quotidiana.

In questo caso influiscono anche le caratteristiche sensoriali del bambino: l’ambiente può risultare affollato e rumoroso, la temperatura dell’acqua può non essere adatta  o le sensazioni di “bagnato” o “umido” possono provocare un grande fastidio. In questo caso sarà necessario svolgere un preliminare lavoro di desensibilizzazione, per permettergli di superare il fastidio che prova di fronte a specifici stimoli sensoriali.
Questo è possibile scegliendo fasce orarie in cui c’è minore confusione, affollamento o rumore e cercando di stabilire un contatto graduale con l’acqua, iniziando a muoversi nella piscina e cercando di sollecitare l’imitazione nel bambino e se necessario guidandolo a fare gli stessi movimenti.

 

I miglioramenti ottenuti dalla terapia, appartengono alle aree comunicative portando all’aumento  delle comunicazioni verbali e non verbali, nelle aree relazionali, aumentando i contatti corporei, lo sguardo diretto o la capacità di sviluppare relazioni con i coetanei, incrementa le capacità motorie e natatorie, nelle aree cognitive e comportamentali vi è la diminuzione delle stereotipie, l’aumento delle capacità imitative e si apprende la capacità di canalizzare l’aggressività in maniera funzionale.

Ovviamente la validità del percorso terapeutico è assicurata dalla presenza costante di uno psicologo adeguatamente formato con la funzione di Supervisore e da terapisti o tecnici della TMA.

 

Sitografia:

https://www.youtube.com/watch?v=chxCMYA75zk

http://www.terapiamultisistemica.it

http://www.progettoaita.com/sport-e-disturbo-dello-spettro-autistico/

https://www.giuntiscuola.it/psicologiaescuola/blog-sos/autismo/cosa-fare-con-il-bambino-con-autismo-in-piscina2/

 

Crediti immagine:

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