Il 18 dicembre 2007 l’assemblea generale delle Nazioni Unite indisse la giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo: il 2 aprile.

Il 5 aprile 2014 l’ANGSA (associazione nazionale genitori soggetti autistici) di Bologna ha organizzato un convegno atto all’informazione e la sensibilizzazione sul tema dell’autismo, intitolato: “NO alla segregazione, SI’ all’inclusione nella Scuola, nella Società, nello Sport e nel Lavoro”.

Questa non è stata l’unica manifestazione organizzata dall’associazione bolognese, né tantomeno la prima, tuttavia è particolarmente interessante il tema scelto, infatti molto spesso si sente parlare di educazione sportiva nelle scuole, ma con che formula questo tipo di attività può essere proposto ai ragazzi affetti da disturbi dello spettro autistico (ASD)?

Ebbene, come insegna la dott.ssa Sara Ambrosetto, psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale, presente alla manifestazione per trattare del ruolo dello sport all’interno del processo di crescita dei ragazzi con ASD, “lo sport non è solo utile alla salute, ma racchiude in sé diversi aspetti: quello neuro/psico motorio, quello educativo e quello ludico”. Dunque i giovani si trovano a gestire numerosi stimoli esterni simultaneamente e sono così costretti ad abbinarli ad un’opportuna reazione, sia motoria sia comportamentale, ad esempio all’incontro si è portato ad esempio il ciclismo e il nuoto, entrambe attività che possono essere affrontate a step, ovvero in maniera totalmente ludica, quindi lo sport come passatempo, oppure in maniera un po’più “agonistica”, quindi non trascurando il fattore competitività.

Chiaramente ogni soggetto può avere reazioni differenti durante le attività e anche per questo è corretto che il ventaglio di possibilità nella scelta dello sport sia ampio.

Un secondo aspetto davvero molto rilevante è quello dell’apprendimento, ovvero il fatto che lo sport renda autonomi. Tutte le azioni nello spogliatoio di preparazione, svestizione/vestizione, doccia, condividere gli spazi e osservare le regole, responsabilizzano molto i giovani che, magari per la prima volta, si trovano a dover gestire tante situazioni tutte insieme, ma in un ambiente rilassato e piacevole.

Il terzo aspetto messo in luce dalla Dott.ssa Ambrosetto riguarda l’intersoggettività, i ragazzi assumono più interesse per il viso umano, aumentano la capacità di integrare diverse modalità sensoriali, anche grazie a un’attenzione congiunta, allo stimolo dell’imitazione, dell’emozione congiunta, dell’intenzione congiunta e dell’alternanza dei turni.

Ancora la psicologa parla dell’osservanza delle regole, dell’educazione all’esplorazione dell’ambiente e del tema della motivazione: “è motivante ciò che si capisce e ciò che si è in grado di fare”.

In sintesi emergono aspetti molto interessanti provenienti dal mondo dello sport: l’inclusività non invasiva, l’autonomia nelle azioni quotidiane e il rispetto delle regole tra i temi principali. Questi offrono altrettanti spunti creativi che potrebbero regalare ai ragazzi nuove esperienze ludiche, collettive e non, ponendo magari l’attenzione sull’aspetto della comunicazione e dell’intersoggettività.

 

Bibliografia:

 

https://docplayer.it/81968-Autismo-e-sport-aspetti-ludici-ed-educativi-dott-ssa-sara-ambrosetto-psicologa-e-psicoterapeuta-cognitivo-comportamentale.html

Gioco e interazione sociale nell’autismo», C.Xais, E. Micheli (Erickson)

«Autismo e psicomotricità» G. Gis

 

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