Oltre alle innumerevoli ricerche mediche e psicologiche in corso atte a migliorare la qualità della vita delle persone affette da autismo e delle persone che stanno loro intorno, anche le grandi multinazionali dell’IT si stanno muovendo in questa direzione.

La prima è Google, che ha donato 35 Glass all’Autism Glass Project della Stanford University, che si prefigge l’obiettivo di aiutare ed insegnare alle persone autistiche a riconoscere le emozioni altrui. Il progetto si divide in due parti: la prima si avvale di un avanzato software per il riconoscimento delle espressioni facciali che, in accoppiata con i visori per la realtà virtuale, di comunicare al bambino le emozioni della persona di fronte. Il secondo invece ha lo scopo di insegnare al soggetto il riconoscimento delle emozioni (“Non vogliamo essere una protesi” ha spiegato uno dei fondatori del progetto) attraverso un gioco sviluppato dall’MIT che invita il bambino a “ricercare” persone che mostrano una determinata sensazione sul proprio volto. Contemporaneamente però si raccolgono anche informazioni sul paziente, come quante volte ha un contatto visivo con altre persone o quante volte ha parlato e con chi, per aiutare a comprendere sempre meglio questa patologia.

Microsoft invece ha annunciato questo Aprile di avere avviato una lodevole iniziativa per l’assunzione a tempo pieno di persone autistiche nel suo quartier generale a Redmond.

Anche Apple non è rimasta a guardare: nell’ambito del proprio programma medico ResearchKit sta aiutando la Duke University nel suo studio “Autism & Beyond” che sta analizzando la possibilità di diagnosticare i disturbi dello spettro autistico sui bambini attraverso un’app. Essa infatti, attraverso la fotocamera frontale dell’iPhone, sfrutta avanzati algoritmi per il riconoscimento delle emozioni come reazione alla visione di alcuni video sullo schermo del dispositivo.

Link: TechCrunchAutism Glass Project, Blog MicrosoftApple,

Commenta questo post