La storia:

All’età di 6 anni tutto sembrava impossibile per Kyle Westphal, all’epoca diagnosticato nello spettro autistico (ASD): andare a scuola, socializzare con altri bambini o mantenere un contatto visivo. Avvolgersi in una coperta era il suo modo di sentirsi al sicuro, il mondo in cui sentiva di poter essere sé stesso. Questa è stata la sua prima connessione con il tessuto, innocente e pacificante. Quando crebbe, negli anni ’90, si sapeva ancora molto poco sull’autismo e sulle terapie da affrontare, cui molte prospettavano delle vere e proprie costrizioni per rientrare negli standard e convenzioni neuro-tipici.  Questo fino a quando sua madre scoprì un programma chiamato Son-Rise che ribaltava i paradigmi terapeutici allora più comuni: erano i professionisti a calarsi nel mondo dell’individuo e a lavorare con lui.

 

Hanno iniziato creando un santuario per lui, una sorta di “grotta dei bambini” dove Kyle poteva conservare tutte le cose intorno a lui che gli davano conforto, inclusi giocattoli e coperte. Ogni giorno una serie di volontari veniva a lavorare con Kyle, impegnandosi con lui nel suo mondo invece di costringerlo ad adattarsi al loro. All’epoca non riusciva a verbalizzare le sue emozioni, ma assorbiva tutto.  In un’intervista riferirà:

Letteralmente, ho visto questa stanza dei giochi costruita per me , è stata un’esperienza davvero interessante“.

Ora all’età di 29 anni, Westphal è uno stilista emergente con una laurea in design alla Drexel University. Il documentario di Dan Crane e Katie Taber, “Let Me Be Me” (2021), presenta Westphal e le sue lotte dall’infanzia all’adolescenza fino ai giorni del college, e di come sia stato in grado di affrontare le sue sfide. Il punto catartico della storia di Kyle riguarda proprio l’infanzia, momento nel quale si ossessionò al classico Disney “Cenerentola”. Il personaggio della fata madrina e le sue trasformazioni d’abito sono la chiave per comprendere la gravitazione di Kyle nei confronti della moda.

L’intervista per Deadline:

Puoi parlare del programma Son-Rise e di come aiuta i bambini autistici? Lo consiglieresti a famiglie con bambini autistici? Cosa cambieresti se ne avessi la possibilità?     

Parlando in base alla mia esperienza, il programma Son-Rise ha funzionato bene perché mi ha permesso di fidarmi delle persone nel mio programma e di costruirci una relazione, pur essendo sfidato in un ambiente sicuro. È una scelta che ogni singola famiglia dovrebbe fare. Se potessi cambiare qualcosa nell’esperienza, sento che Son-Rise può essere fatto ovunque, non solo in una stanza.

Qual è il significato del titolo del documentario, Let Me Be Me?                                                                       

Let Me Be Me significa essere fedeli a te stesso, imparare dai tuoi errori, fare del tuo meglio e, in generale, accettarti come essere umano.

Qual è il tuo augurio per questo film? 

Quello che spero che il pubblico otterrà da questo film è una storia sul supporto, sulla ricerca di sé stessi, la ricerca delle proprie radici e sul costruire connessioni. Questa è solo una storia sull’autismo, non l’unica, e speriamo che costruisca la speranza anche nella tua stessa storia“.

TRAILER

 

Articolo di Erica Mataloni

Link:

  • https://www.goldenglobes.com/articles/kyle-westphal-talks-about-his-autism-journey-documentary-let-me-be-me
  • https://www.firstshowing.net/2022/the-story-of-an-autistic-fashion-designer-in-let-me-be-me-doc-trailer/
  • https://deadline.com/2022/07/let-me-be-me-autism-documentary-directors-dan-crane-katie-taber-subjects-kyle-westphal-jenifer-westphal-interviews-news-1235058565/

 

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