Direttamente dal cappello magico di Netflix “Love on the Spectrum” è una serie che segue un cast di single australiani nello spettro autistico, mentre navigano nello scenario degli appuntamenti, affrontando svariate tematiche, dalle app di incontri ai primi appuntamenti di persona. 

Ad un primo approccio appare come uno show ben intenzionato che mostra timidamente il suo fascino senza tradire le aspettative iniziali. Presenta uno sguardo nel complesso benigno e assolutamente non giudicante circa le lotte romantiche e i trionfi di una diversa varietà di individui nello spettro. Alcuni dei protagonisti hanno già trovato l’amore e stanno affrontando le sfide quotidiane delle relazioni a lungo termine. Ma la maggior parte è ancora a caccia, aiutati nella ricerca di un partner da Jodi Rogers, un’esperta di relazioni che lavora con persone autistiche. 

Kelvin e Jessica al loro primo appuntamento

 

La serie affronta anche il tema di molti genitori che, preoccupati per i loro figli autistici, fanno di tutto per facilitare le dates. Le persone autistiche possono lottare con la comunicazione sociale ed emotiva, non formano relazioni con la stessa facilità o con gli stessi modi dei loro coetanei neurotipici. Questa può essere una delle principali fonti di ansia non solo per la persona nello spettro autistico ma anche per le famiglie stesse. Le riprese fatte in casa, prima e dopo gli appuntamenti, mostrano spesso genitori che vivono questa attesa. E rincuora vedere la tenerezza di piccoli gesti e semplici consigli di genitori che senza insistenza cercano di dare supporto e motivazione ai propri figli. 

Una serie come questa hai sicuramente i suoi limiti. Emerge di tanto in tanto uno script che cerca di ingabbiare le imprevedibili reazioni del cast, uno strumento comunque di cui nessun reality show può fare a meno. Tuttavia, la regia di “Love on the Spectrum” si mostra gentile e rispettosa, rivelando le buone intenzioni dei creatori. Permette inoltre di approcciarsi ad una tematica ignorata, a tratti scomoda, in maniera anche leggera aprendo comunque ottimi spunti di riflessione. Una fra tante è la necessità di attivare strumenti che creino e stimolino occasioni di incontro, tra persone nello spettro e non, o anche la possibilità di implementare figure di assistenza e di terapia come quella di Jody Rodgers. 

Micheal incontra la terapista Jody Rogers

 

Cosa possiamo imparare da un dating reality show come Love on the Spectrum? Nulla di eclatante per quanto concerne l’ambito di studio, ma sicuramente permette di aprire un confronto e una riflessione attorno alle relazioni umane. La serie mostra le sue intenzioni nel corso di cinque episodi, cercando di affrontare la comune umanità e le differenze spesso significative che caratterizzano ogni persona. Si rivolge quindi a tutti, sia ad un pubblico autistico che a quello non autistico, rivelandosi come una serie potenzialmente illuminante per affrontare una realtà che ci accomuna tutti: come giocarsi a pieno, con autentico slancio, dentro le relazioni di ogni giorno. 

Fonti: 

www.netflix.com/loveonthespectrum

 

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