Cosa sono i neuroni specchio

Tra le basi psiconeurobiologiche relative alle interazioni sociali tipiche del disturbo autistico si è sviluppata negli ultimi anni la “teoria degli specchi infranti”, che offre nuove prospettive nella lettura del disturbo, rispetto a precedenti visioni.
Secondo questa teoria i disturbi che caratterizzano l’autismo sarebbero legati a una ipoattivazione dei neuroni specchio, ovvero quei neuroni che si attivano sia quando compiamo un’azione, sia quando la vediamo compiere da qualcun altro. I neuroni dell’osservatore “rispecchiano” ciò che avviene nella mente del soggetto osservato, come se a compiere l’azione fosse l’osservatore stesso.

Di conseguenza questi neuroni rappresentano uno dei meccanismi fondamentali che stanno alla base delle interazioni sociali, poichè attraverso la simulazione nel nostro cervello delle esperienze provate da altre persone, permettono a un individuo di immedesimarsi in chi ha di fronte.
Perciò questa classe di neuroni potrebbe conferire al fenomeno dell’empatia una base biologica, dal momento che quando osserviamo una persona provare una certa emozione si attivano, nel nostro cervello, le stesse strutture neuronali che si attivano quando siamo noi a provare quella stessa emozione, consentendoci così di cogliere il vissuto altrui.

Secondo la teoria degli specchi infranti, i pazienti autistici, per una disfunzione legata ai neuroni specchio non sarebbero infatti in grado di rivivere in loro stessi gli stati mentali altrui, e quindi per loro risulta molto difficile interpretare intenzioni complesse. Il malfunzionamento di questi circuiti neuronali spiegherebbe l’assenza di capacità sociali che si riscontra in molti autistici.

Progetto SAS

Emmanuelle Rossini Drecq, ergoterapista, docente e ricercatrice del Dipartimento sanità della SUPSI (Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana) ha proposto una nuova metodologia per sopperire a questo disagio, basata sull’interazione dei bambini con marionette denominato SAS (Sviluppo Abilità Sociali).
Il metodo SAS consiste in attività di piccoli gruppi, in contesti simili alla vita quotidiana. Attraverso il gioco delle marionette, che hanno l’espressione del volto modificabile, i bambini hanno la possibilità di simulare situazioni differenti in modo da cogliere le corrispondenze con la realtà e migliorare, dunque, la loro capacità di relazione con il mondo.
In particolare attraverso questa metodologia i terapisti riescono a far comprendere ai bambini quale delle loro azioni induca una particolare emozione sul volto della marionetta.

L’obiettivo di questo progetto è quello di aiutare i bambini con autismo a migliorare la loro consapevolezza, capire le loro emozioni, migliorare il livello di empatia con l’altro.
La grande sfida che si propone questo progetto è quella di riuscire, in qualche modo, a trasferire le abilità apprese dai bambini nella vita quotidiana e nelle interazioni di tutti i giorni.

Una volta compresa la causa di uno dei sintomi provocati dal disturbo autistico, il design diventa fondamentale per intervenire nello sviluppo dei bambini, in modo tale che possano essere integrati nella società.
Il design permette di progettare strumenti che aiutino i terapisti a far capire ai bambini i meccanismi che regolano le relazioni sociali quotidiane e quindi a migliorare le loro capacità di interazione, come nel caso delle marionette del progetto SAS.
In particolare il design ha la possibilità di progettare luoghi e attività strutturate in cui un bambino può prima apprendere le capacità, per poi generalizzarle nel mondo esterno. Inoltre servono prodotti analogici o digitali che consentano a coloro che sono affetti da ASD di comprendere e interpretare le emozioni umane.

 

http://neuroni-specchio.blogspot.com/2012/11/cosa-sono-i-neuroni-specchio_15.html

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