Quando una storia raccontata a teatro esprime nella sua interezza la vita di una persona autistica, si ottiene OUT IS ME: unanormalestoriatipica, la vita e l’opera teatrale di Yuri Tuci.

Come è nato?

OUT IS ME: unanormalestoriatipica consiste in uno spettacolo teatrale diretto da Francesco Gori, ideatore dello stesso, insieme a Lorenzo Clemente e Yuri Tuci, il quale interpreta sé stesso. L’opera andata in scena per la prima volta nel 2018, viene riproposta ogni anno riscontrando sempre grande successo.

Yuri introduce sul palco la sua storia parlando di sé in terza persona: “Chi è Yuri Tuci? Bah, personalmente, come potrei definirlo? È a suo modo un personaggio, a metà fra il lupo e l’agnello, con i suoi pro e i suoi contro, come tutti del resto. La prima volta che l’ho conosciuto, quando era molto piccolo, era un bambino come tutti gli altri: socievole, chiacchierone, allegro, vivace. Soprattutto dotato di un’insaziabile curiosità. Poi, improvvisamente quanto misteriosamente, accadde l’inaspettato. Incominciò a chiudersi in sé stesso, a scoppiare in pianti ed urla e ad avere paura di tutto e tutto.”

OUT IS ME come un’autobiografia teatrale

Yuri Tuci, attore teatrale affetto da autismo, diventa protagonista e unico personaggio nella sua opera OUT IS ME. Yuri si propone di rappresentare per intero la sua vita, riuscendo a coinvolgere emotivamente lo spettatore, a cui non viene precluso alcun aspetto della quotidianità dell’attore. Va in atto un’esplorazione del mondo dell’autismo dal punto di vista di Yuri, che esprime i suoi stati d’animo, le sue fobie, i suoi disturbi.

Yuri rivive e fa vivere allo spettatore anche le sue esperienze più intime e personali: dal rapporto con i parenti, a quello con la società, passando per l’amore, il sesso, la masturbazione. Si finisce per scrutare l’interiorità di Yuri, tale che lo spettatore non può che provare imbarazzo e rendersi conto che questa non è semplicemente un’iniziativa volta alla sensibilizzazione al tema dell’autismo. Si tratta infatti di un’esperienza che porta il fruitore a mettere in discussione sé stessi e quella che si considera “normalità“. Non è solo un’opportunità per comprendere i problemi che un individuo autistico affronta, ma soprattutto per riconoscere la similarità tra chi rientra nello spettro autistico e chi no.

 

Articolo di Alessandro Chiarion

Fonti

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