Quali stimoli catturano l’attenzione di una persona autistica?

Esperimenti e biografie

capitolo10: Il controllo dell’attenzione

Uta Frith, docente di Sviluppo cognitivo all’Institute of Cognitive Neuroscience dell’University College of London, è una delle più autorevoli studiose dell’autismo. Nel libro “L’Autismo, spiegazione di un enigma” pubblicato nel 2005, Uta Frith riprende il suo studio sull’autismo infantile e delinea i più recenti sviluppi della ricerca neuropsicologica e neurologica del disturbo.

Di particolare interesse è la sezione dedicata all’attenzione peculiare dei bambini autistici: essi non hanno scarsa attenzione, ma si focalizzano su elementi secondari. L’ipotesi dell’”iperselettività allo stimolo” si occupa di questo problema: spiega chiaramente perchè i bambini autistici si fissano spesso su caratteristiche secondarie dell’ambiente.
E quindi, che cosa è oggetto di attenzione in una mente che ha problemi con il controllo di livello superiore?

Un esperimento condotto da Weeks e Hobson dimostra che per i bambini normali e per quelli autistici gli stimoli possono avere un’importanza diversa. Chiedendo ai bambini di dividere in gruppi delle figure di persone, i bambini autistici tendevano a classificarle in base al cappello, mentre gli altri si regolavano sull’espressione del viso.
La prova che i bambini piccoli affetti da autismo mostrano un’attenzione carente specialmente agli stimoli sociali, come le persone, ma non a quelli non sociali, come gli oggetti, è fornita dallo studio di esperienze di persone autistiche. Certi stimoli, che per altri sono irrilevanti, sembrano avere per loro un fascino inspiegabile, così come raccontano le biografie di alcuni soggetti riportate nel libro.

Le osservazioni di questi individui molto differenti fra loro dimostrano che le caratteristiche marginali dell’ambiente possono divenire il fulcro dell’attenzione per una persona autistica. Questo ci permette di comprendere anche certi collegamenti fra sensazioni, restrizioni e ripetizioni.

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