Codice Mercury è un thriller datato 1998 che affronta il tema dell’autismo con gli occhi del piccolo protagonista Simon Lynch, un bambino di nove anni affetto da autismo ad alto funzionamento. Simon è amato dai genitori e frequenta la scuola, seppur con qualche difficoltà di inserimento, sarà proprio durante una lezione che riceverà dalla maestra alcune riviste di enigmistica che gli cambieranno la vita. Simon risolve immediatamente l’enigma trovato su una di esse, svelando inconsapevolmente un codice di sicurezza nazionale. Divenuto una minaccia per il piano di sicurezza e per la vita di numerose persone protette dalla segretezza del codice, Simon e la sua famiglia devono essere eliminati. Il poliziotto Art Jeffries, in seguito al caso di morte dei genitori del bimbo, si insospettisce e comprende di doverlo proteggere. Da questo momento inizierà una corsa contro il tempo per mantenere in salvo Simon.

Uno degli aspetti che risulta maggiormente interessante è l’attenzione e la meticolosità con cui sono stati studiati i comportamenti di Simon. L’attore  che lo interpreta (Miko Hughes) ha infatti trascorso molto tempo a contatto con bambini affetti da ASD ed è inoltre stato seguito da uno psichiatra per immedesimarsi al meglio nella parte. Uno dei comportamenti più ricorrenti è l’attitudine a svolgere azioni ripetitive e da esso emerge l’importanza fondamentale di alcune figure familiari, una su tutte la madre: elemento rassicurante e punto di riferimento. Simon inoltre è sempre accompagnato da un libretto che gli ricorda quali siano le persone amiche e quali comportamenti possano risultare pericolosi, ad esempio come molti soggetti autistici, Simon non è in grado di distinguere le sensazioni di caldo ed di freddo. L’attrazione per le luci è un ulteriore tratto che lo contraddistingue e che lo ha spesso messo in pericolo, in particolare in prossimità di treni e automobili. La reazione a situazioni o comportamenti a lui non congeniali risultava sempre piuttosto forte ed improvvisa, difficile da controllare.

È doveroso riconoscere come fondamentale il gesto della maestra di regalare a Simon alcune riviste di enigmistica, non solamente a livello di trama ma come segno di svolta nel processo di stimolazione mentale del bambino. La capacità di individuare in quel tipo di attività un passatempo che risultasse interessante e sfidante per Simon ha aperto un sottile canale di comunicazione con il mondo che lo circondava. Si tratta certamente di una comunicazione di tipo non verbale ma di una scintilla che passa attraverso il meccanismo comunicativo tipico di Simon ma comune anche a chi non affetto dalla sua stessa patologia. Temple Grandin stessa, citando la propria personale esperienza con l’autismo, ricalca l’importanza dello stimolo nel bambino, della spinta verso un miglioramento ed una crescita tramite l’utilizzo di mezzi e temi di interesse per il giovane soggetto affetto da autismo.

 

Fonti:

Codice Mercury, Thriller, 1998, direzione Harold Becker

“The world needs all kinds of minds”, Temple Grandin, 2010. https://www.youtube.com/watch?v=fn_9f5x0f1Q

 

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