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La realtà virtuale come supporto didattico

L’inserimento nel mondo del lavoro di persone affette da autismo è un tema discusso e senza una soluzione. Una ricerca inglese della Società nazionale autistici del 2012 afferma che solamente il 15%  è impegnato in un lavoro full time. I problemi sono ovvi: la difficoltà di comunicazione, di interazione sociale, di concentrazione e la scarsa qualificazione del candidato sono dei deterrenti per l’assunzione di un soggetto affetto da DSA per un datore di lavoro.

La professoressa e autrice Temple Grandin, a sua volta affetta da autismo, afferma che il lavoro ideale per un affetto da DSA deve avere uno scopo ben definito. Ciò permette al lavoratore di concentrarsi sul compito che gli è stato affidato senza essere penalizzato dalle scarse capacità relazionali. Alcuni lavori adatti, secondo la Grandin possono essere lavori di magazzino, di distribuzione o di pulizia.

Vi sono già, infatti, molte aziende che investono su soggetti affetti da DSA quali Microsoft e l’azienda danese Specialisterne. È stato infatti rilevato che i consulenti affetti da autismo individuano il 10% di errori in più nei programmi informatici; la loro vantaggio sta in una maggior capacità di notare più facilmente elementi attesi e inattesi nel campo visivo. La loro efficienza sul posto del lavoro è quindi già verificata, tuttavia l’inserimento dei giovani con DSA nel mondo del lavoro rimane un passaggio problematico.

Esistono programmi di sostegno e seminari protetti strutturati adeguatamente. La parte difficile per gli autistici che vogliono trovare un lavoro stabile, secondo uno studio britannico, risiede nella ricerca e nel colloquio necessario all’assunzione. La ricerca dimostra infatti la difficoltà di comunicare è la causa del 90% delle perdite del lavoro, anche per coloro che presentano abilità intellettive nella media e superiore.

Una possibile soluzione, già utilizzata, è quella di fornire delle ore di formazione tramite realtà virtuale al di fuori delle ore di lavoro. Il software utilizzato propone al candidato una situazione che richiede comportamenti e mansioni simili a quelle che saranno vissute durante le ore di lavoro. Un articolo del 2006 (Lattimore et. Al. 2006) dimostra come la realtà simulata, unita alla formazione sul luogo di lavoro, produce risultati positivi dal punto di vista dell’efficacia e della rapidità.

Uno studio americano (Strickland et al, 2014) ha sviluppato un programma on-line che utilizza la realtà virtuale come strumento per migliorare le abilità di riconoscimento delle emozioni, sia le proprie che quelle altrui. Si insegnano alla persona con DSA  le capacità di comunicazione necessari a scambi interpersonali in situazioni di colloqui.

Un altro fattore importante per l’educazione del bambino autistico è la ripetizione delle abilità apprese in altri contesti, aiutandolo nella capacità alla generalizzazione di modelli applicabili in altre situazioni. Il risultato della ricerca sopra citata dimostra un miglioramento dell’autostima e della fiducia dei soggetti autistici ma, principalmente, si rileva un aumento significativo dei risultati legati all’ acquisizione di abilità relazionali e colloquiali.

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