Un modo semplice di comunicare: il sistema PECS[Gruppo 7]

Nella nostra società ci sono diversi modi di comunicare, attraverso parole, messaggi o gesti. Tutti questi metodi fanno riferimento a convenzioni, a sistemi strutturati che permettono di esprimerci e di interagire tra noi.

Pensiamo a quanto un approccio comunicativo, per noi scontato, possa costituire una fonte di difficoltà per soggetti affetti da disabilità comunicative: compito degli studi scientifici è proprio quello di coinvolgere quante più persone nella comunicazione.

Nel 1985 fu sviluppato da Frost e Bondy un sistema di comunicazione per scambi di simboli, chiamato PECS (Picture Exchange Communication System) particolarmente efficace per sviluppare la comunicazione in bambini con autismo in età prescolare a partire dai 18 mesi circa.

Nel corso degli anni si è rivelato un tipo di metodologia comunicativa molto utile anche per bambini con altri disturbi del linguaggio. Il sistema punta allo sviluppo della comunicazione funzionale e della comunicazione come scambio sociale, significativa e motivante per quel bambino.

Partendo dalla definizione del bambino autistico come “pensatore visivo”, per riuscire a comunicare con il bambino autistico è necessario fissare i suoi punti di forza, ovvero la grande memoria visiva e la capacità di comunicare con il visivo. In questo sistema infatti lo scambio è pittorico e viene verbalizzato; l’uso di prompt fisici e visivi è privilegiato a quello dei prompt verbali, perché guida fisica e suggerimento visivo possono essere estinti più facilmente (fading out) dei prompt verbali.

Ovviamente sono richiesti dei prerequisiti da parte del soggetto interessato, quali abilità oculo-spaziali e movimenti di motricità fini minimi. Il bambino deve sapere riconoscere la foto/immagine e non deve avere deficit visivi, deve essere motivato a comunicare (nel caso si ricorre all’uso di rinforzi, ad esempio “biscotto-premio”) e deve essere in grado di rimanere seduto per qualche minuto.

La fortuna di questo sistema di comunicazione deriva dal fatto che oltre a requisiti propri del soggetto, non necessita di grandi risorse, materiali dispendiosi o ambienti particolarmente attrezzati. L’insegnamento delle Pecs avviene in un ambiente strutturato, in uno spazio in cui c’è un tavolo, due sedie, IMG_1388senza particolari attrezzature. Con la stessa facilità del creare un ambiente consono, si possono costruire le Pecs a partire da disegni, immagini o simboli, molto semplici che vanno sempre plastificati per evitare che il bambino possa romperle, strapparle.  Con questo insieme di immagini, foto e disegni stilizzati ciascun bambino potrà creare il proprio “libro della comunicazione”, aiutandolo a categorizzare, semplificando così il processo di apprendimento.

Questo sistema comunicativo si struttura in sei fasi: partendo dal semplice scambio con il partner della comunicazione, si porta il bambino all’apprendimento di nomi, attributi, verbi, fino al raggiungimento della capacità di poter strutturare semplici frasi per chiedere, commentare, rispondere a domande e osservazioni, persino riuscire ad esprimere i propri sentimenti.

La semplicità di questo sistema è dato dal fatto che è stato creato da educatori attenti e presenti nelle case e nelle famiglie con questa tipologia di soggetti, quindi è pronto per essere applicato in una varietà di contesti situazionali.

Ad esempio, in ambito scolastico vengono usate molto le Pecs applicate agli “schemi visivi giornalieri”, le cosiddette “Agende” che permettono al bambino di capire come è strutturata la giornata, quali sono i compiti da svolgere e cosa gli viene richiesto, semplificando e scandendo i singoli momenti e le attività.

IMG_1384Questo sistema fa riferimento al PCS (Picture Communication symbols), il più diffuso insieme di simboli in uso nel mondo, il cui principale elemento è la trasparenza della grafica che, pur con qualche stilizzazione, mantiene una buona riconoscibilità immediata, appropriata persone che utilizzano un livello semplice di comunicazione, un vocabolario limitato e una struttura morfosintattica non elaborata. Le PECS, utilizzando questi simboli, sono in grado di fornire un livello maggiore della comunicazione che prevede allo stesso tempo di adottare il metodo a scopo educativo e comportamentale, poiché ha come fine ultimo quello di insegnare a rapportarsi con il mondo circostante.

In conclusione con un uso corretto delle nuove metodologie e scoperte, si può con facilità mettere il bambino autistico a  pari livello con un bambino sano. L’educazione e l’istruzione risultano ancora una volta la cura migliore.

 

 

Fonti:

http://www.pecs-italy.com

http://www.iocresco.it/pecs.html

http://www.anastasis.it/dislessia-e-dsa/dislessia-e-dsa-approfondimenti/simboli-pcs

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