Per una persona affetta da autismo evitare il contatto visivo diretto con qualcun altro non è necessariamente sinonimo di mancanza di interesse, anzi, è un modo per mantenere la concentrazione sul compito da svolgere.

Heidi Vormer, artista e autistica-sapiente che vive in Olanda, spiega che per lei è una cosa “innaturale” e trova difficile valutare per quanto tempo deve guardare qualcuno negli occhi.
Con tutte queste preoccupazioni messe insieme, reggere lo sguardo di una persona scatena una sorta di sovraccarico sensoriale, che rende troppo difficile concentrarsi sul contenuto della conversazione.

“Se guardassi qualcuno negli occhi mentre ci parlo, mi perderei tutto quello che sta dicendo.”

Quindi, quando una persona con autismo volge lo sguardo, non lo fa perché non è interessato, ma, al contrario, perché non vuole essere distratto dai mille particolari che osserva o dallo sforzo di interpretare le espressioni dell’altro.
L’interlocutore, però, se non è a conoscenza di questi fatti, penserà che non è interessato a continuare la conversazione, perché è quello che accade tra persone neurotipiche.

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