La comunicazione è da sempre un bisogno primario per l’uomo, ci sono però degli individui che non sono in grado di soddisfare questa necessità, è il caso delle persone che sono affette dal disturbo dello spettro autistico (ASD).

La difficoltà nel comunicare è una delle caratteristiche più preponderanti dell’Autismo, ma

definendo spettro autistico, ci si riferisce ad un’ampia gamma di sintomi che tali individui possono avere. Moltissimi non parlano, altri passano dall’uso di singole parole o frasi ecolaliche (l’abituale ripetizione) all’uso vario e articolato del linguaggio, ma ciò che si evidenzia come tratto comune è la menomazione nello sviluppo della relazione sociale.

Per sopperire a questa mancanza molte volte fanno ricorso a forme di comunicazione non convenzionali come mimiche, urla, gesti o segnali di disagio; le iniziative degli altri spesso non sono accettate, in quanto destinate a cambiare quella uniformità che conferisce loro sicurezza.

Esistono tuttavia dei metodi che si sono sviluppati, per migliorare la loro condizione come la comunicazione aumentativa alternativa, un insieme di tecniche, che permettono di comunicare in modo non verbale attraverso segni, pittogrammi o foto; viene accompagnata dall’aggettivo “aumentativa” proprio perché incrementa il miglioramento.

Nella maggior parte dei casi accade che il ragazzo autistico si concentra su un singolo rapporto e sulla sensibilità che si innesca con la persona in questione (molto spesso il genitore) creando un universo unico in cui può entrare solo la persona prescelta.

Il giornalista Gianluca Nicoletti, genitore di un ragazzo autistico, Tommy, ribalta la situazione dicendo “Non è detto che sia l’autistico abbia dei problemi, molto spesso chi ha problemi a livello di comunicazione, siamo noi”. Siamo abituati a vivere in un’era in cui le informazioni sono in sovrabbondanza, e abbiamo la necessità di essere in sintonia con un’infinità di persone, per poter essere accettati dal resto del mondo. L’autistico non ha bisogno di essere accettato, è fermamente convinto che il suo sistema è quello che da equilibro.

“Da quando Tommy mi invade la vita mi sono accorto di essere diventato molto più rapace nello sgraffignare dei bocconi di felice soddisfacimento”, frase che testimonia come la malattia possa valere da insegnamento alla vita stessa.

 

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