Autismo e realtà virtuale

L’autismo, o meglio denominato “disturbi dello spettro autistico“, è un disturbo del neuro-sviluppo che coinvolge principalmente linguaggio e comunicazione, interazione sociale, interessi ristretti, stereotipati e comportamenti ripetitivi. Questi disturbi si manifestano solitamente in età precoce, con un esordio nei primi tre anni, e permane per tutta la vita. L’autismo non si può curare, è quindi una disabilità permanente, ma cambia nel tempo, migliorando o peggiorando. 

Cosa significa quindi essere autistici?

I bambini con disturbo dello spettro autistico hanno generalmente sintomi che si manifestano con difficoltà nella comunicazione e interazione social, difficoltà di comprensione del pensiero altrui e difficoltà ad esprimersi con parole o attraverso la gestualità o con l’utilizzo dei movimenti facciali. Inoltre, possiamo riscontrare anche una iper sensibilizzazione nei confronti di rumori e suoni, e movimenti del corpo ripetitivi e stereotipati, come dondolio, auto stimolazione o battito di mani.

Secondo i dati analizzati nel 2020 dal Center for Desease Control and Prevention Epidemiology Program Office, 1 bambino ogni 36 è affetto da un disturbo dello spettro autistico. L’utilizzo delle nuove tecnologie, come la Realtà Virtuale (VR) e Aumentata (AR), può essere un valido approccio per sviluppare metodi educativi e terapeutici nei disturbi neurologici, ed è considerato uno strumento riabilitativo per bambini affetti da autismo utile in training comportamentali funzionali, come interazione con persone sconosciute o incontri improvvisi e inaspettati.

Realtà virtuale come strumento terapeutico

Vari studi hanno riscontrato che l’utilizzo delle tecnologie come realtà virtuale e aumentata influiscono in modo positivo nei comportamenti di persone ASD. Può aiutare i bambini autistici a superare le fobie e gli adulti autistici a sviluppare capacità di colloquio e trovare lavoro.

Nel 2018 il Center for BrainHealth dell’Università del Texas a Dallas e il Child Study Center della Yale University ha condotto uno studio sugli effetti cerebrali della realtà virtuale nei soggetti autistici. I partecipanti autistici sono stati sottoposti a training specifici con realtà virtuale per 5 settimane con un totale di 10 ore, e poi sottoposti a fMRI ed EEG. Sono stati testati prima e dopo l’allenamento con un compito di neuroimaging di tipo biologico/sociale, e sono stati identificati cambiamenti significativi nel comportamento cerebrale. In questo studio la formazione sulla realtà virtuale non è stata immersiva, gli scenari venivano visualizzati sullo schermo di un computer. Si tratta di semplici giochi eseguiti dai pazienti attraverso joystick, mouse o touchscreen.

La realtà virtuale ha aiutato i pazienti a prestare più attenzione agli stimoli sociali e meno a quelli non sociali, così gli eventi sociali sono risultati più prevedibili dopo il trattamento da parte dei pazienti. Si è concluso che il training con realtà virtuale aiuti le persone con autismo a diventare meno sopraffatte da stimoli estranei nelle situazioni sociali e più capaci di concentrarsi sulla lettura e rispondere ai segnali sociali.

Progetto 5A

Il progetto 5A, ovvero ‘Autonomie per l’Autismo Attraverso realtà virtuale, realtà Aumentata e Agenti conversazionali’, prevede l’utilizzo di applicazioni interattive e strumenti innovativi basati su smartphone e visori indossabili che integrano Realtà Virtuale Immersiva (RVI), Realtà Aumentata (AR) e Agenti Conversazionali (AC), ovvero assistenti vocali che forniscono stimoli e feedback personalizzati.

Lo scopo del progetto è quello di rafforzare l’autonomia delle persone con disturbi dello spettro autistico dai 16 anni in su, per favorirne l’inserimento sociale e migliorarne la qualità di vita. Per realizzare questo progetto, Fondazione Sacra Famiglia Onlus e Associazione La Nostra Famiglia si sono unite a i3lab (Innovative, Interactive Interfaces Laboratory), il laboratorio del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bio-ingegneria del Politecnico di Milano che si focalizza sulle tecnologie digitali interattive.

Le applicazioni in realtà virtuale di 5A integrano i diversi scenari di vita quotidiana abituando il soggetto ad eseguire correttamente le relative attività. Ad esempio, un possibile scenario è l’uso dei mezzi di trasporto come treno e metropolitana che permette di sviluppare l’autonomia della mobilità cittadina. Questo permette anche ai soggetti autistici di creare degli schemi celebrali che li aiutano a  suddividere le azioni quotidiane e a compierle in autonomia. In un secondo step, si passa all’utilizzo della Realtà Aumentata che permette di generalizzare le nozioni acquisite con la realtà virtuale. In questo modo, si crea un training continuo che alterna realtà virtuale e mondo reale.

Fonti:

https://biomedicalcue.it/autismo-realta-virtuale-supporto-terapeutico/47223/

https://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/medicina-e-ricerca/2022-05-17/autismo-il-progetto-5a-riabilitazione-si-sviluppa-la-realta-virtuale-e-immersiva-120545.php?uuid=AETYxGZB&refresh_ce=1

https://psycnet.apa.org/record/2018-10539-001

https://www.cdc.gov/mmwr/volumes/72/ss/ss7202a1.htm?s_cid=ss7202a1_w

https://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/medicina-e-ricerca/2022-05-17/autismo-il-progetto-5a-riabilitazione-si-sviluppa-la-realta-virtuale-e-immersiva-120545.php?uuid=AETYxGZB

Gruppo 12: Sofia Biasatti, Sofia Di Stefano, Davide Magistrelli, Maria Teresa Lelario

– Sofia Biasatti

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