La capacità di capire gli altri

Indagine

Le persone con disturbo dello spettro dell’autismo presentano grandi difficoltà nella sfera sociale. Modelli teorici del passato suggerivano che queste si potessero attribuire ai deficit nelle funzioni cognitive. Si sosteneva che per capire i comportamenti altrui mettiamo in atto ragionamenti mentali che associano direttamente la conseguenza alla causa. Studi più recenti evidenziano invece come la capacità di capire gli altri sia la causa della compromissione delle funzioni cognitive. Simulare mentalmente le azioni altrui è un’attività molto complessa per la mente di una persona autistica. Si introduce allora il termine embodiment (letteralmente “incarnazione”). Con esso si va a spiegare quel modello interpretativo della cognizione umana che ipotizza un ruolo centrale del corpo e del sistema motorio nei processi cognitivi. Ci accorgiamo che il nostro cervello riattiva la nostra conoscenza motoria, ossia la rappresentazione motoria basata sulla nostra esperienza. Questo è reso possibile dai neuroni specchio.

Funzionamento dei neuroni specchio

Neuroni specchio

Scoperti da un gruppo di fisiologi dell’Università di Parma negli anni ’90 attraverso lo studio delle scimmie, questi neuroni si attivano allo stesso modo quando mettiamo in atto un’azione o quando osserviamo qualcun altro compierla. Saranno poi altri neuroni a farci capire chi sia il reale attore dell’azione. La capacità di codificare le azioni “come se le stessi compiendo io” si estende anche ai movimenti che descrivono espressioni emotive aiutandomi ad empatizzare con l’ambiente, la situazione o il mio interlocutore.

Nelle persone autistiche è stata osservata un’attivazione deficitaria, talvolta persino assente, dei neuroni specchio. Questo può essere la causa di una mancanza nella reciprocità sociale. Ad esempio un bambino con autismo non ha difficoltà ad attribuire intenzione agli altri, ma fallisce nel simulare mentalmente il comportamento di un’altra persona, ad identificarsi in essa e quindi ad immedesimarsi nella situazione dell’altro. Per compensare questo deficit alcuni soggetti posso ricorrere ad interferenze logiche dirette associando determinati comportamenti a specifiche e dettagliate motivazioni. Ad esempio un soggetto autistico interpreta l’azione di una persona come conseguenza diretta di una determinata intenzione, non ammette due diverse cause alla stessa conseguenza.

Emozioni ed espressioni facciali di un bambino autistico

Considerazioni

Capire i sentimenti e le intenzioni di un individuo esterno è compito allora assai difficile. C’è la possibilità di guardare a questo in un’ottica di miglioramento delle condizioni di apprendimento e relazione con gli individui autistici. Si potrebbe andare a semplificare gli stimoli che vengono forniti attraverso delle forme di comunicazione semplificata, magari mediata da strumentazione digitale o analogica. Questo potrebbe fornire ai soggetti delle chiavi di lettura univoche delle situazioni, aiutandoli a formare quella “conoscenza” (che negli individui tipici è svolta dai neuroni specchio) in grado di fornire loro la capacità di capire gli altri.

Come funzionano i neuroni specchio

Fonti

Fonti e risorse

Foto e video

Piergiorgio Colotto

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