Le capacità innate nell’autismo attraverso numeri e colori

Le abilità savant

Quando si parla di autismo si trascura spesso il rovescio della medaglia, rappresentato da una serie di talenti e capacità innate davvero incredibili che spesso la mente di questi individui presenta in maniera più o meno marcata. Si parla di particolari attitudini talvolta espresse nel campo della sfera artistica (sia essa figurativa, musicale o di altra natura), nell’ambito della matematica e del calcolo numerico o ancora sul piano mnemonico. Una serie di qualità innate che nel tempo sono state riunite sotto il nome di abilità savant e che potrebbero creare confusione nelle menti dei meno esperti in materia, probabilmente affascinati da tematiche come la sindrome di Asperger. Mentre questa è pertinente a una piccolissima percentuale di persone riconducibili al vasto spettro dell’autismo, un range un po’ più vasto è interessato da queste specifiche abilità. Questa condizione può interessare, infatti, individui in cui questi disturbi hanno compromesso in maniera importante varie capacità intellettive e sociali, non ha, quindi, un limite rigido e sempre attendibile nello spettro. Può essere classificata in tre casi principali:

  • Ordine in percentuale crescente (savant prodigio)
  • Savant talentuosi
  • Soggetti con “schegge di abilità

Sul piano scientifico queste importanti capacità mentali, sebbene impossibili da ricostruire e spiegare in maniera completa nella loro totalità, sono state ricondotte da molti ricercatori ad alcune peculiarità della sfera cognitiva di queste persone. In linea generale, la caratteristica comune a queste menti è la grande attenzione al dettaglio, un fattore legato alla cosiddetta coerenza centrale debole e, dal punto di vista del ragionamento, alla loro forte tendenza alla sistematizzazione. Questo significa un impulso a visionare, analizzare e strutturare schemi con l’eventuale formulazione di costanti o regole. Una predisposizione che secondo lo psicologo Simon Baron-Coen renderebbe capaci questi soggetti di padroneggiare in modo molto efficace sistemi chiusi come operazioni, problemi e schemi musicali. Inoltre, ci permette di capire quale tipo di correlazione ci può essere tra un oggetto famoso come il cubo di rubik e l’approccio mentale di una persona affetta da questa condizione.

Il cubo di rubik

Il cubo di rubik venne inventato nel 1974 dal designer ed architetto ungherese  Ernő Rubik, un rompicapo originariamente concepito per rendere comprensibile agli studenti i volumi tridimensionali . Per quanto riguarda la sua configurazione come prodotto presenta una struttura geometrica/numerica solidissima, caratterizzata da un semplice volume 3×3, accostato ad un utilizzo del colore davvero magistrale che rende immediatamente comprensibile lo scopo del gioco e che permette di visionare le mosse durante il suo svolgimento.

Si potrebbe dire che questo rompicapo è stato formulato in modo da essere una perfetta interfaccia per molte delle persone interessate da questo tipo di disturbo. Questo a causa della sua maneggevolezza, della sua meccanicità nel movimento e nei metodi di risoluzione unitamente all’assenza di indicazioni didascaliche o comunque comunicate attraverso segni. Non stupisce infatti apprendere del bambino che, affetto dai disturbi tipici dell’autismo in fatto di capacità cognitive e di interazione sociale, è riuscito a risolvere il cubo in un minuto e sette secondi (un caso riportato nella pubblicazione cui questo articolo fa riferimento) o che alcuni dei pretendenti e talvolta vincitori del titolo di campione del cubo di rubik siano autistici.

Max Park , attuale campione nella disciplina di speedcubing.

Un perfetto esempio, quindi, di matrimonio ben riuscito tra design e aspetto ludico degli oggetti.Ciò mette in evidenza come si possa formulare un nuovo tipo di prodotto comprensibile da una maggioranza di utenti, seppur caratterizzati da diverse condizioni specifiche.

Fonti

Fonti e risorse

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Federico Colombo

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