L’importanza del suono per le persone che soffrono di autismo

I disturbi dello spettro autistico sono disturbi del neuro-sviluppo caratterizzati dalla difficoltà di un idoneo linguaggio sociale, e dalla difficoltà di interpretare l’emozione e il pensiero altrui, oltre al coinvolgimento di comportamenti ripetitivi e stereotipati. Il termine autismo si riferisce a un’intera gamma (appunto “spettro”) di problemi correlati, i quali si manifestano in forma diversa in ogni individuo che ne soffre; tuttavia, è possibile osservare all’interno di questa condizione caratteristiche comuni nella popolazione che ne è affetta, una di queste è ad esempio la difficoltà a elaborare l’informazione sensoriale.

Il disturbo dell’elaborazione uditiva è uno dei disturbi più frequenti che affliggono le persone autistiche, che altro non è che l’incapacità da parte del cervello di elaborare in maniera efficace ogni singolo suono. Nonostante i soggetti che presentano tale condizione spesso mostrano segnali di spavento in risposta ad uno stimolo sonoro forte, o viceversa non mostrano alcuna risposta a questo tipo di stimolo, il disturbo citato non ha nulla a che fare con i comuni problemi di udito , i quali non sono strettamente correlati alla patologia ma anzi i problemi uditivi nei bambini autistici sono generalmente di tipo neurosensoriale e riguardano le vie nervose centrali e non l’apparato trasmissivo.

Il disturbo dell’elaborazione uditiva, dunque, non comporta sordità di alcuna tipologia, ma presenta difficoltà nell’interpretazione del significato del suono e diverse problematiche tra cui:

  • Complicazioni nel riconoscere il luogo di provenienza di un suono;
  • Problemi nella distinzione di parole simili tra loro (ad esempio barca/banca/panca);
  • Scarsa comprensione del parlato in ambienti rumorosi o in presenza di rumore di fondo, condizione che compromette l’apprendimento.

Uno studio risalente al 2018 dell’Experimental Brain Research riportò come i bambini con ASD (Autism Spectrum Disorder) e di età compresa tra i 7 e i 13 anni presi in esame mostravano risposte neurali ridotte e connessioni neurali più durature, soprattutto in presenza di più stimoli contemporaneamente o suoni incostanti, fattori che influiscono nell’elaborazione del linguaggio.

Alla luce delle precedenti considerazioni, può sembrare paradossale che proprio la musica sia capace di aiutare le persone che soffrono di autismo. Prima di procedere a parlare di musicoterapia, è necessario fare un po’ di chiarezza.

Se le fonti sonore sono causa di problemi, come può la musica stessa essere d’aiuto per le persone autistiche?

In primis, la musica non è un insieme di suoni casuali ma, dizionario alla mano, la musica è “un particolare linguaggio che rende possibile la notazione scritta dei suoni e che, nella tradizione occidentale, collega i suoni (note) secondo rapporti diacronici (melodia), rapporti sincronici (armonia) e rapporti di durata (ritmo)”. In altre parole, la musica procede per rapporti e schemi matematici ben precisi. Uno studio condotto da ricercatori della Stanford University School of Medicine e del Lucile Packard Children’s Hospital riporta come i bambini con autismo e Quoziente Intellettivo (QI) nella norma abbiano mostrato abilità matematiche superiori rispetto ai bambini non autistici della stessa fascia intellettiva. Le abilità matematiche avanzate dei bambini autistici sarebbero legate a schemi di attivazione in una particolare area del loro cervello che associata al riconoscimento di volti e di oggetti visivi, la quale permette di sviluppare il pensiero logico e spaziale e delle rappresentazioni (modelli, grafici, ecc.) per risolvere una varietà di problemi quotidiani.

“Sembra esserci un modello unico di organizzazione del cervello che è alla base delle capacità di risoluzione dei problemi superiori nei bambini con autismo”

-Vinod Menon, PhD, professore di psichiatria e scienze comportamentali e membro del Child Health Research Institute presso Packard Children’s

Inoltre, in alcuni casi queste persone possono mostrare abilità o particolari inclinazioni, condizione conosciuta come sindrome del savant , la quale si riferisce alla presenza di una spiccata abilità in un settore specifico, quale l’arte, la matematica o la musica, in un soggetto affetto da un grave ritardo cognitivo.

L’attività musicale ha un effetto benefico sulle persone afflitte dai disturbi dello spettro autistico (e non solo). Questo effetto si manifesta in molteplici forme:

  • Viene stimolato il rilascio di dopamina, sostanza responsabile della sensazione di benessere e che consente di alleviare la tensione e lo stress;
  • È un processo di espressione delle proprie emozioni e identificazione personale.

“La musica offre un mezzo di espressione, comunicazione e interazione di forte impatto e immediatezza, e nei bambini essa può essere più facilmente assimilabile come metodologia di apprendimento rispetto ad altri mezzi”.

 -Colwyn Trevarthen,(biologo e psicologo neozelandese. Professore di “Child Psychology and Psychobiology” presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Edimburgo)

La musicoterapia un percorso integrato, seguito da una figura specializzata, che parte dalle basi del movimento e del ritmo per acquisire successivamente un significato di tipo emotivo attraverso la melodia. Viene a realizzarsi ciò che viene chiamato “rispecchiamento”: il momento in cui il terapista improvvisa una melodia per unirsi agli stati d’animo o ai sentimenti che il bambino sta esprimendo mediante la musica, il linguaggio del corpo o le verbalizzazioni.

Un percorso eventuale intervento terapeutico con la musica si costruisce attraverso:

  • Le libere improvvisazioni che seguono l’interesse della persona con ASD, che danno la possibilità di produrre e ascoltare suoni in modo ritmico, ripetitivo, strutturato;
  • La concentrazione sull’attività ed escludendo altri stimoli, si manifesta il contenimento di emozioni come ansia o eccitazione, che di solito il bambino cerca di controllare con comportamenti ridondanti o stereotipie.

Qualsiasi approccio terapeutico si scelga, è fondamentale entrare in relazione empatica con il soggetto, con il suo stile di vita e con le sue modalità di comunicazione, comprese le sue risposte affettive ed emotive. La musicoterapia è uno strumento usato nella terapia dell’autismo, in quanto aiuta la stimolazione di entrambi gli emisferi del cervello. Lo scopo del terapeuta è quello di veicolare le informazioni e mantenere alto il coinvolgimento con tecniche specifiche, in modo tale che i bambini possano recepire e apprendere con facilità.

In conclusione è opportuno evidenziare come le persone che soffrono di disturbi dello spettro autistico sono sempre state presenti nel mondo della musica e non solo, a partire dal celeberrimo Bob Dylan, cantautore e musicista statunitense, o la stessa Courtney Love , celebre cantautrice e attrice statunitense, conosciuta per tante cose, ma non di certo per la sindrome di Asperger di cui soffre. Una menzione onorevole per la giovane band inglese “The AutistiX”, a cui appartengono due membri autistici.

Fonti:

Davide Magistrelli

Articoli simili