PECS :pensare e comunicare per immagini

Io penso in immagini. Le parole sono come una seconda lingua per me. Io traduco le parole, sia pronunciate che scritte, in filmati a colori, completi di suono, che scorrono come una videocassetta nella mia mente. Quando qualcuno mi parla, traduco immediatamente le sue parole in immagini. Le persone che pensano su base linguistica spesso trovano difficile capire questo fenomeno, ma nel mio lavoro di progettista di attrezzature per l’industria dell’allevamento, il pensiero visivo è un vantaggio enorme”

Temple Grandin, Pensare in immagini, 1995

Temple Grandin, attivista, etologa e progettista di macchine per l’allevamento, ci offre uno sguardo sull’autismo “dall’interno” in quanto persona diagnosticata nello spettro. Uno degli aspetti che ha trattato maggiormente è proprio il visual thinking, canale di pensiero preferenziale per i soggetti autistici. Ciò che si è osservato è che le persone nello spettro possono incontrare difficoltà nel pensiero astratto e nella comunicazione tramite le parole, condizione che può variare dalla non-verbalità a forme più lievi di disagio nella comunicazione sociale (come nel caso dell’attivista).Una mente neurodiversa è infatti più incline a forme di pensiero alternative basate sulle immagini che, grazie a sistemi come PECS, possono agevolare la comunicazione soprattutto per i casi più severi.

PECS (Picture Exchange Communication System) è un metodo sviluppato nel 1984 da Lori Frost e Andrew Bondy che si inserisce nel campo più ampio delle AAC (Augmentative Alternative Communication), un insieme di strumenti, devices e programmi volti a favorire la comunicazione per via alternativa rispetto allo scambio verbale. I principali destinatari del metodo sono i soggetti non verbali che siano in grado di dimostrare intenzionalità e preferenze personali e il luogo in cui applicare la metodologia può essere sia l’ambiente domestico che quello scolastico.
Il sistema PECS si avvale di strumenti low-tech come raccoglitori ad anelli, tessere e supporti per la resa visiva di parole o frasi, anche se a questi si affiancano oggi anche versioni digitalizzate con l’utilizzo di tablet e apposite applicazioni . Il metodo segue sei fasi processuali, al termine delle quali il destinatario sarà in grado di esprimere i suoi bisogni e rispondere a domande poste da un interlocutore. 

  1. Come comunicare: si scambiano oggetti e azioni desiderate con le immagini delle stesse;
  2. Distanza e insistenza: tramite la ripetizione degli scambi, si impara a generalizzare l’abilità in nuovi contesti e con nuovi interlocutori;
  3. Discriminare le immagini: si impara a scegliere tra due o più immagini, che vengono collezionate generalmente nel Libro di Comunicazione, un raccoglitore dotato di strisce di velcro su cui far aderire le tessere scelte;
  4. Strutturare una frase: i soggetti compongono una frase su una striscia di velcro a partire dalla casella “voglio”, gradualmente le frasi si espandono variando verbi, complementi e attributi;
  5. Richiesta in risposta a una domanda: si impara a rispondere tramite il sistema di comunicazione appena appreso a domande come “Cosa vuoi?”;
  6. Commentare: si impara a rispondere coerentemente a domande riguardo desideri, opinioni, impressioni attingendo a nuovi concetti e azioni.

Il programma si fonda sulla teoria comportamentista di Burrhus Skinner, psicologo americano del ‘900 che esercitò un’importante influenza nel sistema educativo. Tramite l’incoraggiamento e la soddisfazione di una richiesta, la persona che comunica con PECS è più motivata all’estensione del dialogo e alla sua ripetizione in più contesti in quanto prevede le conseguenze positive che può trarre. 

PECS si pone un obiettivo importante, fare in modo che anche i soggetti con poca o nessuna comunicazione verbale siano in grado di intrattenere scambi comunicativi. Gli studi dimostrano come PECS sia per le persone autistiche non verbali una valida alternativa allo speech, talvolta addirittura uno strumento di transizione verso il linguaggio verbale. Alle possibili limitazioni del programma, come la necessità di una grande quantità di attenzione da parte del soggetto autistico e la limitatezza dei concetti rappresentabili ed etichettabili nelle tessere, fanno fronte la facilità di realizzazione dello stesso grazie a materiali economici e versatili. Inoltre, anche nel caso in cui la terapia non porti all’uso di un linguaggio verbale, PECS fa in modo che il soggetto stabilisca relazioni sociali positive e sia in grado di farsi comprendere dalle persone neurotipiche.

Il pensiero visivo è dunque da considerarsi una risorsa, tanto nei casi in cui possa essere l’unica modalità di espressione quanto nei casi in cui sia particolarmente sviluppato in coesistenza con il linguaggio. Le diversità della mente autistica non dovrebbero essere viste come deficit guardando al pensiero astratto come l’unico possibile, al contrario se l’intenzione è quella di comunicare occorre comprendere perché le persone nello spettro ragionino in un determinato modo o non siano in grado di esprimere verbalmente le loro intenzioni.

https://pecs-italy.com/il-picture-exchange-communication-system-pecs/

https://www.assistiveware.com/learn-aac/what-is-aac

https://www.autismo.it/blog/pecs

Maria Teresa Lelario

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