PET THERAPY E AUTISMO: come gli animali possono aiutare persone affette da spettro autistico.

Di Ed12_G13   |   21 Settembre 2023  |   Warm-up
Martina Mora.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito che il concetto di salute di un individuo non è limitato all’assenza della malattia, bensì si estende al benessere psico-fisico della persona e dunque al diritto di godere di una qualità di vita adeguata sulla base delle risorse disponibili. Tra queste risorse figurano anche gli animali, il cui ruolo sociale è mutato profondamente nell’ultimi decenni. Si è instaurato un nuovo rapporto uomo animale di tipo affettivo-emozionale all’interno del quale la Pet Therapy si è inserita.

Cos’è la Pet Therapy:

Con il termine Pet Therapy si intende una modalità di sostegno a persone affiancato dalla presenza di animali che consiste nell’uso terapeutico di animali da compagnia. Gli Interventi Assistiti con gli Animali si possono classificare in tre tipologie di intervento che si riferiscono all’ambito di applicazione: terapeutico, educativo e formativo/preventivo. I beneficiari possono essere bambini, anziani, persone con qualsiasi tipo di disagio o difficoltà. Gli animali coinvolti nella pet therapy possono essere cani, cavalli, asini, gatti, ma anche conigli, porcellini d’India, lama e alpaca, quest’ultimi soprattutto all’estero. Ognuno di questi presenta requisiti differenti, che lo rendono idoneo a partecipare a progetti diversi. 

Quando e come nasce la Pet Therapy:

La Pet Therapy, nasce nella seconda metà degli anni ’50, grazie allo psichiatra infantile Boris Levinson, il quale osservò che la presenza casuale del suo cane domestico, durante una seduta con un bambino autistico, facilitava l’interazione con il paziente; è stato osservato come gli animali possano agire da catalizzatori per le interazioni umane; questo tipo di terapia facilita l’interazione sociale, stimola il voler comunicare con l’altro e contrasta il senso di isolamento.

Pet Therapy non significa adozione di un animale:

Fare Pet Therapy non vuol dire semplicemente vivere con un animale, ma è un intervento molto più complesso in cui si crea una relazione particolare tra la persona e l’animale sempre mediata e supervisionata da professionistiCiò che funziona è tutto il contesto relazionale che si va a costruire durante la terapia. Inoltre, tutti gli animali coinvolti in questa tipologia di intervento sono stati “preparati” nel corso degli anni attraverso uno specifico percorso educativo e di addestramento.

I benefici:

La terapia assistita con gli animali può essere particolarmente adatta alle persone con autismo perché gli animali comunicano non verbalmente, il che può essere una forma di interazione meno stressante di una conversazione con un terapeuta. Agli occhi di un bambino autistico gli animali hanno comportamenti semplici, dunque prevedibili, e non richiedono un’interpretazione del linguaggio verbale, ma contemporaneamente rappresentano un forte stimolo multisensoriale riconoscibile anche a chi ha disturbi legati alla percezione. Gli autistici riscontrano difficoltà nel relazionarsi, l’animale stimola la persona ad uscire dalla propria comfort zone.

  • promuove il senso di benessere e diminuisce lo stress e l’ansia;
  • migliora la qualità di vita;
  • favorisce l’apertura relazionale, l’utilizzo del linguaggio e la comunicazione intenzionale;
  • diminuisce i comportamenti aggressivi;
  • miglioramento della capacità di mantenere l’attenzione;
  • migliora il mantenimento del contatto visivo;
  • migliora le qualità motorie.

L’obiettivo dei terapisti è quello di lasciare che la grande intelligenza di bambino e animale portino alla luce tutti i talenti nascosti e le potenzialità inespresse della persona .

Sitografia:

https://www.nostrofiglio.it/bambino/salute/pet-therapy-e-autismo-benefici#s-446284

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