Selettività alimentare e autismo

I hate a vegetables! I’m not eating this!

SCHEMI E ESIGENZE ALIMENTARI

Data l’importanza della routine per la maggior parte delle persone autistiche, il momento della giornata collegato ai pasti principali, risulta di particolare rilevanza per scandire il tempo nell’arco delle 24h. Tuttavia anche a tavola per alcuni soggetti autistici si potrebbero presentare delle situazioni di disagio, anche parlando di alimentazione infatti, essi presentano esigenze precise e schematiche, comportamenti ripetitivi e abituali.

Oltre alle considerevoli sfide sociali che il momento del pasto sottopone ad una persona autistica, è di rilevante importanza anche l’aspetto della “Selettività alimentare”, questo termine (food selectivity) è utilizzato per descrivere situazioni e comportamenti alimentari abbastanza diversi tra loro, ma piuttosto comuni in soggetti con ADS (Autism Spectrum Disorders).

La letteratura scientifica utilizza il termine selettività alimentare in base a tre caratteristiche:

rifiuto alimentare,
repertorio alimentare limitato
– assunzione di cibo singolo ad alta frequenza (HSFI).

In ambito di alimentazione a problematica di selettività è molto frequente soprattutto nei bambini. Si stima, infatti, che il 60-70% di bambini con ADS presentino tale problematica. I bambini selettivi possono rifiutarsi di provare nuovi cibi o limitare le scelte alimentari in base a diversi fattori come: consistenza, gusto, olfatto, temperatura, aspetto e disposizione nel piatto.

gli studiosi hanno condotto numerose ricerche in ambito relazionale tra sindrome dello spetto autistico e alimentazione, poiché quest’ultima vede coinvolti una serie di sistemi sensoriali, che sappiamo essere motivo di disagio per soggetti autistici.

STUDI SCIENTIFICI

Saying No to Food

Sono stati condotti numerosi studi sull’identificazione di pattern di sensorialità specifici (Ben-Sasson et al., 2009; Schreck e Williams, 2006; Tomchek e Dunn, 2007), tuttavia le ricerche sono inerenti alla percezione visiva (avversione per certi tipi di colori e per la presentazione dei cibi), alla percezione tattile (consistenza), e all’olfatto. Il sistema meno studiato risulta il gusto. Nel 2018 uno studio (chistol L.T) ha confrontato l’elaborazione sensoriale orale nei bambini con ASD e bambini neurotipici di età compresa tra i 3 e gli 11 anni.

Gli studiosi, hanno anche esaminato le relazioni tra l’elaborazione sensoriale orale atipica, la selettività alimentare e il consumo di frutta / verdura nei bambini con ASD.

Per quanto riguarda la selettività alimentare i dati indicano che rispetto al gruppo a sviluppo tipico, i bambini con ASD avevano livelli significativamente più alti di rifiuto del cibo, livelli significativamente più bassi di repertorio alimentare e una minore varietà di frutta e verdura.
Parlando di sensorialità orale solo il 7% dei bambini a sviluppo tipico mostra una sensibilità sensoriale orale atipica e il 9% una ipersensibilità. Mentre nel gruppo dei bambini con ASD il 64% è risultato atipico in base ai punteggi di sensibilità sensoriale orale e il 66% è stato classificato atipico in base ai punteggi di ipersensibilità sensoriale orale.
L’importanza di tali studi è correlata alla ricerca di metodi per limitare tale comportamento in quanto alti livelli di selettività alimentare possano causare una carenza di micronutrienti che potrebbero portare a conseguenze specifiche per la salute.

FOODAUT

foodAut è il primo studio pilota per l’alimentazione dei soggetti autistici. Il Gruppo Pellegrini ha presentato insieme alla Fondazione Sacra Famiglia Onlus i risultati del progetto di ricerca scientifica FoodAut condotto dal Laboratorio di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’Università di Pavia diretto dalla Professoressa Hellas Cena.

Monica Conti, Direttore dei Servizi Innovativi per l’Autismo della Fondazione Sacra Famiglia: “Il momento della consumazione dei pasti è un aspetto di grande importanza che necessita estrema attenzione e cura per tutti. E lo è ancora di più per le persone, bambini, giovani e adulti, con disturbo dello spettro autistico. La loro estrema selettività nella ‘scelta’ del cibo impedisce spesso questo processo positivo e il rituale dei pasti rappresenta sovente un momento di grande difficoltà per le famiglie. Il progetto FOODAUT va in questa direzione”

OBBIETTIVI

FOOD-AUT, in particolare, ha l’obiettivo di migliorare lo stato di salute delle persone con sindrome dello spettro autistico (ASD) attraverso l’elaborazione di menù per la ristorazione collettiva e indicazioni nutrizionali rivolte ai caregiver/genitori, con il fine di supportare questi ultimi nella gestione dei pasti a casa.

La popolazione che ha preso parte allo studio FOOD-AUT è composta da un campione di persone con diagnosi di ASD di primo, secondo e terzo grado, maggiorenni di genere sia maschile che femminile.

Sono state utilizzate delle schede di valutazione pasto standardizzate per la valutazione dei consumi alimentari, con finalità di monitoraggio e di valutazione del consumo dei pasti. Alla scheda di valutazione quantitativa, ne è stata aggiunta una di valutazione qualitativa, volta a identificare la gradevolezza dei piatti consumati rispetto alle caratteristiche sensoriali. Alcuni criteri seguiti erano: nome del piatto, colore (uno o più), intensità dell’aroma (intenso o tenue), texture (croccante e/o morbido e/o viscido e/o gelatinoso) e temperatura (calda, fredda, ambiente).
Le informazioni raccolte permettono di fornire alle famiglie indicazioni preziose per provare a risolvere la questione della selettività alimentare.

PREFERENZE EMERSE

Le preferenze alimentari emerse risultano essere piuttosto specifiche e ricorrenti:

  • formati di pasta corta;
  • colori poco intensi come bianco e beige, no a colori accesi;
  • omogeneità di tinte all’interno dello stesso piatto, piatti che contengono ingredienti di tonalità cromatiche simili e non contrastanti sono preferibili;
  • verdure di colore verde rispetto a quelle arancioni;
  • frutta di colore chiaro/tenue (beige, bianco) e a pezzi;
  • consistenze morbide o semiliquide, rifiutando alimenti difficili da masticare.
  • odori tenui e non pungenti/forti
  • gusti delicati, caratterizzati da un utilizzo ridotto di spezie, aglio, cipolla.

In conclusione questa iniziativa mira ad aiutare i soggetti autistici, anche in situazioni sociali. Ad esempio nel mondo della ristorazione menù studiati appositamente per non provocare disagio e seguendo gli schemi alimentari corretti risultano di rilevante importanza. Il progetto studia come un soggetto con lo spettro autistico può avere una dieta bilanciata e più completa possibile rispettando determinate preferenze.

FONTI:

https://www.neuropsicomotricista.it/argomenti/tesi-di-laurea-in-tnpee/la-selettivita-alimentare-in-bambini-con-disturbo-dello-spettro-autistico-caratteristiche-e-impatto-sullo-stress-genitoriale/la-selettivita-alimentare-in-bambini-con-disturbo-dello-spettro-autistico-caratteristiche-e-impatto-sullo-stress-genitoriale.html#selettivitaalimentarebambiniautistico&gsc.tab=0

https://istitutosantachiara.it/la-selettivita-alimentare-nellautismo/

https://www.quozientehumano.it/alimentazione-e-autismo-con-foodaut-linee-guida-nutrizionali/

https://www.albautismo.it/interventi-per-la-selettivita-alimentare-nel-disturbo-dello-spettro-autistico/

Gruppo 12: Sofia Di Stefano, Sofia Biasatti, Davide Magistrelli, Maria Teresa Lelario

-Sofia Di Stefano

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